cover of Ulrich Wienand. Venezia. Solitudini contro
Venice, 2021

La città e la solitudine: un tema antico, frequentato da secoli. A Venezia, poi, parlare di solitudine è una doppia scommessa. Non esiste infatti città più descritta, raccontata, parlata. Il tema della Venezia decadente, culla della solitudine, è uno dei filoni più attivi della retorica sulla sua storia. D’altra parte Venezia è immediatamente associabile alla dimensione diametralmente opposta, quella della folla. Venezia è (o perlomeno era: abbiamo tutti negli occhi gli ammalianti reportage lagunari durante i vari lockdown dell'ultimo anno, con il ritratto di una città inquietantemente deserta) la città delle folle turistiche, dell’invasione delle orde giornaliere di visitatori. Pensare la città come luogo della solitudine sembrava fino ad oggi quasi un ossimoro mentale.

La solitudine come chiave interpretativa della città serve a riflettere su molte tematiche di stringente attualità per comprendere la sofferente identità della Venezia contemporanea. Ovviamente, in primis, sul rapporto fra turisti e residenti. La signora ritratta con il suo carrello della spesa, seduta su un vaporetto, gli occhi socchiusi come a voler prendere tregua per un po’ dalla visione del mondo attorno a sé, parla di una città abitata da persone anziane, spesso circondate da un bolla di solitudine non necessariamente cercata, ma più spesso subita. In quella efficace immagine, perfino il cane che fa capolino nell’angolo in basso a sinistra appare assorto in una solitaria meditazione.

Nelle fotografie di Ulrich Wienand (Dortmund, 1953), le persone ritratte di schiena, in solitudine, fanno subito quadro di Caspar David Friedrich. Anziché gli scenari naturali, montagne, scogliere, marine scelti dal pittore romantico tedesco, qui vi sono i celeberrimi sfondi urbani della città lagunare: le calli, i campielli, le fondamenta. L’effetto è straniante, curiosamente stimolante: Venezia assume in questa prospettiva la potenza di una forza naturale, di fronte alla quale i solitari pensatori e le solitarie pensatrici ritratte da Wienand sono intenti a riflettere filosoficamente.

La solitudine può essere addirittura contagiosa, di gruppo, a suo modo. In una delle fotografie, uno scorcio su una larga fondamenta, si vedono diverse persone, ma ciascuna è separata dalle altre, richiusa nella sua monadica solitudine.

Le immagini di Wienand raccontano delle due solitudini giustapposte: quella dei veneziani e quella degli estranei. Raccontano come si realizza ciò che Hans Magnus Enzensberger scriveva già nel 1958 sul turismo: La virtù dell'ospitalità viene distrutta facendone uso.

Mostra fotografica, presentazione di Davide Papotti

- promossa da Lavì! City, in collaborazione con Comune di Bologna – Quartiere Santo Stefano


Orari di apertura ART CITY Bologna:

Venerdì 7, sabato 8 e domenica 9 maggio h 17.30-19.30

Orari di apertura ordinari:

h 17.30-21.30

Ingresso:

gratuito

da ven 7 mag — a sab 22 mag
@Lavì! City

Ulrich Wienand. Venezia. Solitudini contro

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