cover of Ombre, strappi e presenze. Il magazzino di Freak Andò attraverso l'obiettivo di sei autori
Andrea Maioli, dalla serie fotorgrafica "Ombre, Strappi e Presenze. Il magazzino di Feak Andò", 2020

Sebbene distanti tra loro per formazione, esperienza e professione, ad accomunare i sei autori d'eccezione di Ombre, strappi e presenze è l'attrazione insanabile nutrita dal medesimo soggetto-un magazzino ai confini del tempo-e dalle infinite variazioni offerte dal modo in cui ciò che lo “abita” può essere variamente rivendicato attraverso il proprio sguardo. 

Gino Bosa, artista; Ennio D'Altri, fotografo; Corrado Fanti, docente di filosofia; Andrea Maioli, giornalista; Joe Nemeth, mercante; e Maurizio Marzadori, collezionista si misurano difatti con lo storico magazzino Freak Andò, rinomato negozio di antiquariato, modernariato e design fondato proprio da Marzadori; confrontandosi con un luogo unico e straordinario ubicato nella campagna metafisica bolognese, e con la sua apparente irriducibilità in immagini fotografiche. 

Un bazar da duemila metri quadrati, per citare le parole del suo stesso proprietario, deus ex machina e in questa occasione fotografo sui generis, dove si sviluppa un percorso fatto di passaggi stretti e tortuosi, tra il dentro e il fuori, tra gli ambienti della casa colonica, gli alti capannoni e il bosco che tutto cinge, avviluppa e rigetta secondo una sequenza di apparizioni e rivelazioni di oggetti, scenografie e arredi che non avrebbero sfigurato in una Esposizione internazionale surrealista. 

Tra questi spazi interstiziali in continua trasformazione si sono aggirati-o chi per loro-artisti, scenografi e registi di fama internazionale; ma anche anonimi impresari cinematografici e clienti di ogni tipo, ognuno con una particolare idiosincrasia, ognuno protagonista o vittima di una storia-talvolta esilarante altre volte tragicomica-di cui Marzadori conserva memoria, e che sembra riecheggiare negli scatti esposti in mostra, dove si alternano ad arredi e oggetti di design dal '500 agli anni '70 del Novecento presenti nel suggestivo chiostro cinquecentesco sede di Freak Andò nel cuore di Bologna.

Mi riferisco ai dettagli intimi e familiari degli ambienti interni su cui si sofferma Bosa, ma anche a quelli dal sapore kitsch impressi sulle grafiche dei teli protettivi di cui è punteggiata l’area esterna.  Oppure alla presenza sensuale che si aggira nelle foto di D’Altri, la cui identità va forse ricercata nella naturale dimensione di fluidità creativa, anarchica-e perchè no-scatologica di questo luogo. Così come alle risonanze con certe opere di pittura astratta suggerite da Fanti attraverso buchi, fessure e pieghe prodotte nella sovrapposizione ancora una volta di teli, stavolta nella loro variazione monocroma. Penso poi alle tante vite, ai successi e ai fallimenti, agli entusiasmi e alle delusioni senza tempo, dietro scritte ossidate o schiene chinate su lampade ormai spente come negli scatti di Maioli. E penso infine all'inventario di Nemeth che include anche quegli oggetti collezionati o attenzionati da Marzadori secondo un'idea di rivalsa poetica dell'oggetto danneggiato, corrotto, sconfessato, oppure-come testimoniato dalle foto proprio di quest'ultimo-attraverso la registrazione di interventi di contro-antropomorfizzazione spontanea in atto in questo parco, che mi pare smascherino in modo tanto delicato quanto efficace pregiudizi, superstizioni e deliri vari di onnipotenza della nostra specie. [Valerio Borgonuovo]

Mostra fotografica a cura di Valerio Borgonuovo


Orari di apertura ART CITY Bologna:

Venerdì 7, sabato 8 e domenica 9 maggio h 10-13  / 15-19

Orari di apertura ordinari:

martedì-sabato h 10-13 / 15-19

Ingresso:

gratuito

da ven 30 apr — a dom 9 mag
@Freak Andò Antiquariato Modernariato Design

Ombre, strappi e presenze. Il magazzino di Freak Andò attraverso l'obiettivo di sei autori

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