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Sotto mutate spoglie. Numero 9 di Superlunaria. Rivista immaginaria
presentazione della rivista
Luciana Apicella, giornalista, in dialogo con il direttore e il vicedirettore della rivista «Superlunaria. Rivista immaginaria» (Effegi Tipografia, 2026), Fabrizio Masucci e Vanni Trentalance, e con Salvatore Setola della redazione.
La leggerezza e la “lontananza prossima” della luna, gli entusiasmi, le delusioni e la passione per le cause perse delle riviste novecentesche, la tradizione dei lunari e degli almanacchi popolari, già reinterpretata in chiave colta e divertita nel corso del Novecento (si pensi all’Almanacco del Pesce d’Oro curato da Delfini, Flaiano e Fratini) e, su tutto, la dimensione dell’immaginario: queste varie spinte – depotenziate spesso dal disincanto, dal divertissement e dall’autoparodia – confluiscono e convivono in «Superlunaria» determinando spirito e fisionomia di una rivista che rifiuta in blocco linguaggi e formule prevalenti nella comunicazione d’oggi e rispedisce al mittente la “fantasmagoria di simulacri” che per convenzione e pigrizia accettiamo come “realtà”.
Sotto mutate spoglie, numero 9.
I pezzi e le rubriche del nono numero ruotano attorno al tema della metamorfosi, nelle sue più diverse accezioni: dal camaleontismo adattativo cui ci sprona una società che ha fatto della flessibilità il proprio mantra, con l’annesso rischio di liquefazione – e liquidazione – dell’io, alla nuova realtà “messa in forma” dagli schermi; dal meschino trasformismo cui i protagonisti dello star system sono indotti dal Mercato fino ai sogni e agli incubi di mutazione e ibridazione del genere umano.
Scorrendo le pagine del nuovo numero si incontrerà un ircocervo frutto dell’immonda copula tra creature hollywoodiane e nerd della Silicon Valley o, peggio, ci si imbatterà in sé stessi dalla sezione “Ricordi” di Facebook; si scoprirà che la transizione da uomo a blatta è un processo più difficile di quanto una certa narrativa abbia fatto credere e si apprenderà che per cambiare le cose alcuni semplici esercizi di osservazione funzionano meglio della più sfrenata delle volontà. Con un po’ di fortuna, si avrà persino qualche ragguaglio sui più auspicabili tra i cambiamenti, quelli che possono rendere ciascuno di noi “diverso e più sé stesso che mai”.
Per la rubrica “Mossa 78”, il nono numero ospita un contributo di Geminello Preterossi, filosofo del diritto e della politica.
I pezzi e le rubriche del nono numero ruotano attorno al tema della metamorfosi, nelle sue più diverse accezioni: dal camaleontismo adattativo cui ci sprona una società che ha fatto della flessibilità il proprio mantra, con l’annesso rischio di liquefazione – e liquidazione – dell’io, alla nuova realtà “messa in forma” dagli schermi; dal meschino trasformismo cui i protagonisti dello star system sono indotti dal Mercato fino ai sogni e agli incubi di mutazione e ibridazione del genere umano.
Scorrendo le pagine del nuovo numero si incontrerà un ircocervo frutto dell’immonda copula tra creature hollywoodiane e nerd della Silicon Valley o, peggio, ci si imbatterà in sé stessi dalla sezione “Ricordi” di Facebook; si scoprirà che la transizione da uomo a blatta è un processo più difficile di quanto una certa narrativa abbia fatto credere e si apprenderà che per cambiare le cose alcuni semplici esercizi di osservazione funzionano meglio della più sfrenata delle volontà. Con un po’ di fortuna, si avrà persino qualche ragguaglio sui più auspicabili tra i cambiamenti, quelli che possono rendere ciascuno di noi “diverso e più sé stesso che mai”.
Per la rubrica “Mossa 78”, il nono numero ospita un contributo di Geminello Preterossi, filosofo del diritto e della politica.