copertina di Scomodi Lasciti
5 febbraio 2026, 17:00
  • @ Biblioteca Amilcar Cabral

Scomodi Lasciti

performance di Aurora Pozzi | 5 febbraio h 17

La performance Scomodi lasciti propone una riflessione sul ruolo dell’antropologia nella creazione del concetto di “razza” umana. A partire dai motivi per cui nell’Ottocento gli “scienziati” occidentali crearono una classificazione gerarchica evolutiva delle popolazioni mondiali, in cui l’uomo bianco ricopriva il gradino più alto, si apre una riflessione sulle modalità con cui l’Occidente si è approcciato all’ Altro (inteso come soggetto culturalmente e fisicamente diverso da sé): ovvero come un continuo tentativo di classificarlo attraverso le proprie categorie conoscitive e di ridurlo a qualcosa di inferiore, da controllore al fine di sfruttarne le risorse (colonialismo).

Questo lavoro intende proporre, attraverso una rappresentazione visiva ed esperienziale, dei contenuti scientifici significativi, proprio perché questo fenomeno storico continua ad incidere sul nostro presente: sul modo in cui (in occidente) continuiamo ad approcciarci alla diversità, sulla strumentalizzazione della “paura della differenza”, sulla  gestione dei fenomeni legati all’immigrazione e sul razzismo, ancora estremamente radicato nelle società occidentali.


Performance a cura di Aurora Pozzi


Orari di apertura ART CITY Bologna:

giovedì 5 febbraio h 17-19


Orari di apertura ordinari:

giovedì 5 febbraio h 17-19


Ingresso: libero senza prenotazione

La performance dura circa 20 minuti e viene svolta in loop nell’arco delle due ore. In questo modo i visitatori possono entrare, assistere alla performance e uscire in autonomia.


Scomodi lasciti una performance di Aurora Pozzi
Audio e soundesign: Antonio Prugno Siniscalchi
Video: Nina Bonatti
Grafiche: Giovanni Berrini, Benedetta Calugi
Grazie a Biblioteca Amilcar Cabral per l’ospitalità

AURORA POZZI (Varese, 1998) Consegue la laurea triennale (2021) e magistrale (2025) in Antropologia Culturale presso l'università di Bologna. Coltiva la sua passione per l'arte contemporanea vedendo in essa uno strumento potente per descrivere e comprendere la realtà, in cui materia, pensieri e corpi si fondono creando suggestioni profonde. Nel 2019 espone al festival di Antropologia di Bologna un'installazione sul tema del razzismo pseudoscientifico, mentre nel 2021 vince il premio Bottega Finzioni con l'opera "Decostruzione dello Sguardo", indagando le dinamiche cognitive e culturali di definizione della realtà sociale.