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La periferia vi guarda con odio. Come nasce la fobia dei maranza
presentazione del libro di Gabriel Seroussi
Presentazione di La periferia vi guarda con odio. Come nasce la fobia dei maranza di Gabriel Seroussi (Agenzia X, 2025).
Murphy Tomadin ne parla con l'autore.
Chi ha paura dei “maranza”? Cresciuti in periferia, figli della società multiculturale italiana, sono i protagonisti e i capri espiatori di un discorso pubblico sempre più securitario. Questi giovani rappresentano una sintesi ambivalente di disagio, alterità e rottura con un’idea di italianità che non regge più l’urto del presente.
La periferia vi guarda con odio mostra come l’etichetta del “maranza” sia stata usata per proiettare paure e contraddizioni di una società in decadenza demografica e culturale. Sullo sfondo prende forma l’ascesa di una nuova leva di rapper provenienti da comunità razzializzate, simboli sonori e visivi di un cambiamento che parte dai quartieri e irrompe nelle classifiche, ridefinendo linguaggio, estetica e immaginario collettivo.
Cronaca e storia, analisi sociologica e memoir: fra queste coordinate il rap diventa il prisma attraverso cui osservare un mondo in evoluzione. Non soltanto un genere musicale, ma uno strumento di espressione, conflitto, autoaffermazione e riscatto.
Cronaca e storia, analisi sociologica e memoir: fra queste coordinate il rap diventa il prisma attraverso cui osservare un mondo in evoluzione. Non soltanto un genere musicale, ma uno strumento di espressione, conflitto, autoaffermazione e riscatto.
Gabriel Seroussi è giornalista e si occupa di musica rap, sottoculture giovanili e comunità marginalizzate. Ha collaborato con “Rivista Studio”, “Rolling Stone”, “Outpump”, “Lucy. Sulla Cultura” e altre testate. Dirige il magazine indipendente “oltreoceano”, dedicato alla cultura della comunità afroamericana.
Murphy Tomadin è psicologo e psicoterapeuta ad orientamento sistemico socio-costruzionista. Lavora all’Università di Bologna e in ambito clinico si occupa principalmente di persone con background migratorio. Fa parte del collettivo fucina, uno spazio di pensiero, immaginazione, lotta e cura e continua a sperimentare su modalità di incontro e di cura il più possibile interdisciplinari e collettive tramite attività laboratoriali.