- @ Teatro Arena del Sole
Il posto preferito
Un reportage sentimentale sulla città di Bologna di Davide Enia | Convergenze
di e con Davide Enia e Francesco Vitaliti
con l’accompagnamento allo sguardo di Agnese Doria
in collaborazione con Settore Biblioteche e Welfare culturale del Comune di Bologna, Cinnica, Spazio Morbido e Beatrice Baruffini
da un invito di Kepler-452
Tu chi sei?
Che cosa è una città?
La città ha un’anima?
Che cosa è l’anima?
Come muore una città?
Le città parlano?
Sei felice?
Queste sono alcune domande che abbiamo fatto a persone che vivono a Bologna.
L’idea di base è quella di ricalibrare il significato de valore vivente del verbo abitare.
Così, nel nostro dialogo, emergono risposte a domande non poste: perché esiste la città? Perché la abito? So decifrare i segni del presente? Quale è il senso della mia esistenza?
In questi anni in cui stiamo assistendo a una velocissima trasformazione urbana, che ricalca un modello violento, ormai consolidato, in cui la città si è ridotta a essere o il luogo di transito per i turisti o lo spazio da attraversare per andare a lavorare, la città stessa sembra essere diventata qualcosa che si subisce, anche per una sempre più marcata divisione in compartimenti stagni - il centro, le periferie, gli uffici – secondo una logica separatoria figlia del considerare la città come un accadimento unicamente fisico e spaziale: la sua riduzione alle cose, alle case, alle mura.
Eppure, non era questo trionfo di materia la città al momento della sua fondazione, e non lo è stata per svariati secoli. La città, la sua idea, la sua origine, la sua necessità è stata la polis, che poi diventa la civitas, ovvero una costruzione linguistica condivisa di usi, pratiche, rituali in cui l’abitato è funzionale alla costruzione delle relazioni.
La città nasce ed esiste come pratica immateriale dello stare al mondo, una tramatura invisibile di relazioni con l’altro e con l’oltre, che per secoli ha provato a elaborare continue strategie di cura. I rituali, come il teatro, ne sono un esempio luminoso.
I disastri creano traumi che feriscono la coscienza della comunità, depositandosi
nell’inconscio e da lì devastano l’abitare stesso, alimentando ansia, spargendo
angoscia, aggrappandosi alla più fallimentare delle strategie di sopravvivenza, l’odio.
Che tipo di città vogliamo abitare? Che tipo di città abitiamo già adesso?
La città, fin dalla sua origine, aveva già compreso che soltanto grazie a una elaborazione che sia al contempo intima e condivisa è possibile suturare le ferite e superare la crisi. Per questo la polis ha partorito il teatro, era chiaro già allora che tutti i piani di realtà sono connessi tra di loro ed è proprio nell’invisibilità dei legami che riluce l’urgenza stessa del proprio esistere.
Il posto preferito affronta questi temi, tramite le domande che noi consideriamo
urgenti. Le abbiamo poste a chi abita Bologna, chiedendo di mostrarci il modo in cui vedono la città. Le persone intervistate hanno tra i 6 e gli 11 anni d’età. Le loro voci e i loro sguardi sono la testimonianza del nostro presente.
20 settembre ore 17
Teatro Arena del Sole, Bologna
Ingresso a pagamento
chiuso
PRENOTAZIONE Biglietti in vendita su vivaticket
https://www.vivaticket.com/it/ticket/restituzione-finale-davide-enia/308894