Evento introdotto da Susanna Zaccaria (Presidente Casa delle Donne per non subire violenza)
«Durante i conflitti di confine tra Eritrea e Tigray, le donne sono diventate bersaglio di violenze sessuali usate come strumento di potere e sopraffazione.
Eppure, nonostante il silenzio imposto, le donne hanno trovato la forza di unirsi e lottare per ottenere giustizia.»
Così Cinzia Canneri inizia a raccontare I Corpi delle Donne come Campi di Battaglia, pièce teatrale che intreccia fotografia, testimonianza e ricostruzione storica. Al centro della performance vi è la proiezione del reportage Women’s Bodies as Battlefields della fotogiornalista, vincitore del World Press Photo 2025 e pluripremiato a livello internazionale. Realizzato tra Eritrea, Etiopia e Sudan, il lavoro documenta le violenze subite da donne eritree e tigrine durante la guerra del Tigray, mostrando come il corpo femminile sia stato trasformato in uno strumento di annientamento e controllo.
Le fotografie sono accompagnate dalla voce di Canneri stessa, che restituisce le esperienze vissute sul campo e le storie delle donne ritratte, dando vita a un racconto intenso e immersivo. La narrazione si amplia poi con una riflessione sul passato coloniale italiano nel Corno d’Africa e sulle sue eredità nel presente, intrecciando storia, politica e memoria.
A dare ulteriore profondità al racconto sono le testimonianze di Gloria Teklu Gennari, Nadia Nur e Luwam Mebrahtu Gebrehiwet, tre donne che, a partire dalle proprie esperienze personali e professionali, offrono un profondo sguardo sulle identità, le memorie e le conseguenze umane dei conflitti.
Una performance toccante, parte di Aspettando Maschile Plurale, per riflettere sulla violenza bellica che è al contempo violenza coloniale e violenza di genere, brutale espressione di una maschilità prevaricatrice che vuole farsi norma.
Le ospiti
Cinzia Canneri è una fotogiornalista italiana pluripremiata a livello internazionale che indaga la condizione umana attraverso temi quali il cambiamento sociale, le questioni di genere e le migrazioni.
Il suo progetto a lungo termine Women’s Bodies as Battlefields — che analizza l’uso del corpo delle donne come arma di guerra — ha ricevuto il premio World Press Photo 2025.
Gloria Teklu è una studentessa di Ingegneria al primo anno di laurea magistrale presso il Politecnico di Torino. Accanto alla sua natura intrinsecamente razionale, emerge un forte interesse per le tematiche sociali e culturali legate alla sua terra d’origine. Vivere tra due realtà rappresenta il suo più grande punto di forza, un’esperienza che ha plasmato la sua consapevolezza culturale e che custodisce con cura.
Nadia Nur è una sociologa italo-eritrea, romana d’adozione. Si occupa di ricerca sociale sulla marginalità urbana e sui gruppi esposti a discriminazione ed esclusione. Convinta che ricerca e partecipazione sociale siano due facce della stessa medaglia, affianca al lavoro di studio l’attivismo per la democrazia e i diritti sociali.
Luwam Mebrahtu Gebrehiwet è una ricercatrice sui diritti umani e speaker pubblica, impegnata nella difesa dei diritti delle donne e dei rifugiati.
Come donna rifugiata, usa la sua voce e la sua ricerca per ispirare il cambiamento, promuovere la giustizia e sostenere le comunità sfollate.
Evento in collaborazione con Casa delle donne per non subire violenza Bologna, realizzato con il contributo del Comune di Bologna. Parte di «Aspettando Maschile Plurale Fest», un ciclo di eventi che ci accompagneranno da giugno ad ottobre per iniziare a costruire uno spazio di confronto aperto, intersezionale, plurale in attesa di Maschile Plurale Fest, il festival a cura di Kilowatt e in collaborazione con Maschile Plurale, dedicato ad immaginare insieme nuovi modelli di maschilità responsabile alle Serre dal 16 al 22 novembre 2026.
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FOOD&DRINK
Tutto il giorno, tutti i giorni, colazione, pranzo e cena a cura di VETRO, il bistrot delle Serre
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