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Gioachino, Don Magnifico e la vestaglia
incontro | rassegna “wunderkammer il museo delle meraviglie”
“Gioachino, Don Magnifico e la vestaglia. La robe de chambre e il melodramma: un divertissement tra filosofia, ironia e decadenza sociale”
Per “ri-Creazioni - gli incontri di Athena Musica”, incontro con Annamaria Cecconi a cura di Athena Musica.
La presenza della vestaglia da camera di Gioachino Rossini nella Sala 7 del Museo della Musica non può non indurre una studiosa della rappresentazione della maschilità nel melodramma a semiserie riflessioni di carattere storico e performativo.
I ben noti studi sulla vita privata (Ariès e Duby) e i “Men’s studies” anglosassoni hanno indicato nel passaggio tra Settecento e Ottocento la nascita di una nuova cultura della domesticità, dei ruoli tra i generi e della vita famigliare, per non parlare della percezione della corporeità. Inoltre la robe de chambre maschile nelle recenti ricerche sulla ritrattistica tra Sette e Ottocento ha goduto di un nuovo interesse semiotico poiché considerata “le costume du philosophe”.
Accostare il cimelio ad una didascalia di Cenerentola (atto I, sc. 2) “Don Magnifico, bieco in volto esce in berretta da notte e veste da camera”, autorizza a impreviste, libere, trasmigrazioni.
Possiamo immaginare che al Rossini in veste da camera resti addosso la traccia dei melanconici e amari pensieri di Diderot? La vestaglia di Don Magnifico diventerebbe allora una sorta di correlativo oggettivo della decadenza dei mores nobiliari verso quella borghesissima voracità per onori, mazzette, status symbols che caratterizza il personaggio. Un senex iratus del sistema dei ruoli comici, colpito dalla penna implacabile del librettista J. Ferretti.
La conversazione è corredata da immagini e da spezzoni di video per una sintetica storia - in scena d’opera - della vestaglia di Don Magnifico negli allestimenti del Novecento.