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Presentazione del volume ‘Sogno Sono’ di Enzo Minarelli
presentazione volume
La Biblioteca MAMbo | Museo Morandi ospita la presentazione del libro “Sogno Sono” (2025) di Enzo Minarelli.
In dialogo con l'artista e autore del libro, Valerio Dehò, curatore, critico e storico dell'arte; Miranda Occhionero, Professoressa Associata di Psicologia Generale e di Processi Cognitivi Disfunzionali e responsabile del Laboratorio di Psicofisiologia del Sogno e del Sonno presso l'Università di Bologna; Uliana Zanetti, responsabile patrimonio e collezione MAMbo.
In occasione dell’evento, Enzo Minarelli dona al MAMbo una serie di volumi rari e libri&oggetto, tra cui “Diario come” (Frosinone,1982), “Poesie in parola” (Cento, 1983), “Poemi cognomi” (Roma, 1988), “Polipoesia non amour” (Udine, 2005), la monografia di Renato Barilli, “Enzo Minarelli il polipoeta” (Udine, 2017), “DOCUMENT’AZIONI 1976-80” (Biella, 2023).
«Durante il lasso di tempo che va dall’ottobre 2011 al novembre 2015 ho tenuto un diario privato di tutti i sogni compiuti ogni notte, all’uopo avevo escogitato un personale stratagemma per ricordarli. La prima stesura grezza avveniva di mattina appena alzato abbozzando il succedersi degli eventi notturni ripresi poi nel dettaglio nel corso della giornata. Questo volume raccoglie una selezione di quel corpus, ho tralasciato tutto quel materiale che tendeva ad essere ridondante e ripetitivo.
Mia cura principale ha riguardato la forma. Dal primo rapporto scritto a botta calda all’ultimo definitivo sono trascorse almeno una decina di versioni senza mai alterare il contenuto del sogno stesso che è sempre rimasto genuinamente o ingenuamente mio. Credo di aver vissuto doppio durante quei quattro anni perché ho finito per sovrapporre la deformazione onirica alla vita reale.
Dato che il sogno è costituito da immagini, l’aspetto visivo risulta predominante con dovizia di sequenze tese a scandire l’evolversi delle diverse situazioni.
Il sogno, secondo Freud, sviluppa un tipo di linguaggio non comunicante, se non di vero disturbo alla comunicazione stessa, un esprimersi nascondendo dove i significanti non sono trasparenti, dove nulla è dato per scontato, anche l’incoerenza o la contraddizione attecchiscono perché l’interno e l’esterno, il sopra e il sotto, il detto e il non detto si confondono. In nome di questa ambivalenza, ho abolito la classica ortografia, ricorrendo solo alla virgolettatura, con punti finali riservati ai cambi di scenario.
Se, come sostiene Lacan riprendendo ancora Freud, l’inconscio, cui il sogno attinge a piene mani, suole trattare le parole come cose, mi son concesso la libertà di smuoverle queste cose-parole a tutto campo e di sperimentare concatenamenti sia di natura sintattica che semantica proprio in virtù del fatto che “nel linguaggio letterario non tutto dev’essere figura” (F. Orlando, Per una teoria freudiana della letteratura, Torino, Einaudi, 1973, p.61) e controbilanciare, appunto, o smussare la già dichiarata prevalenza iconica. Il linguaggio pertanto adottato a costo di sconfinare in ultima istanza verso livelli di opacità si rivitalizza condensandosi vivo nell’intreccio onirico e soprattutto aderente all’apparente insensatezza del sogno». (Enzo Minarelli)