- @ Arena Orfeonica
La mafia è una montagna di emoji
presentazione del libro di Enzo Panizio
Presentazione del libro La mafia è una montagna di emoji di Enzo Panizio (Villaggio Maori Edizioni).
Modera la giornalista Sofia Nardacchione.
L’evento si svolge in collaborazione con La confraternita dell'uva - Libreria indipendente e Libera Bologna.
Modera la giornalista Sofia Nardacchione.
L’evento si svolge in collaborazione con La confraternita dell'uva - Libreria indipendente e Libera Bologna.
Bar e angolo drink gestito dall'Arena Orfeonica.
Ingresso libero
IL LIBRO
C’è un clan camorristico, nel quartiere Ponticelli di Napoli, che ha costruito la propria fama sui social e accresciuto il proprio potere criminale accompagnando ad azioni cruente post Facebook e video TikTok con i quali gli affiliati hanno annunciato alleanze, dichiarato guerre, sbeffeggiato gli avversari e alimentato il proprio potere, glorificandosi agli occhi dei ragazzi della periferia e facendo uso, proprio come loro, di una gran quantità di emoji.Ma questo è un caso tutt’altro che isolato.
Da qualche tempo le mafie, da Nord a Sud, da Cosa nostra alla ’Ndrangheta, sono diventate social e usano le piattaforme per diffondere la loro immagine, il loro stile di vita, i loro cosiddetti «valori». Non soltanto kalashnikov e pistole nell’arsenale delle mafie, ma oggi anche gli algoritmi attraverso cui reclutare nuovi follower.
Alla mafia della segretezza, del profilo basso, dei «pizzini», del tenore di vita umile, per non dare nell’occhio, si è sostituita una mafia che fa propaganda di sé, sfoggiando gioielli, belle donne, automobili, ville sfarzose e tutto ciò che è lusso e che serve ad attirare le giovani generazioni.
C’è un clan camorristico, nel quartiere Ponticelli di Napoli, che ha costruito la propria fama sui social e accresciuto il proprio potere criminale accompagnando ad azioni cruente post Facebook e video TikTok con i quali gli affiliati hanno annunciato alleanze, dichiarato guerre, sbeffeggiato gli avversari e alimentato il proprio potere, glorificandosi agli occhi dei ragazzi della periferia e facendo uso, proprio come loro, di una gran quantità di emoji.Ma questo è un caso tutt’altro che isolato.
Da qualche tempo le mafie, da Nord a Sud, da Cosa nostra alla ’Ndrangheta, sono diventate social e usano le piattaforme per diffondere la loro immagine, il loro stile di vita, i loro cosiddetti «valori». Non soltanto kalashnikov e pistole nell’arsenale delle mafie, ma oggi anche gli algoritmi attraverso cui reclutare nuovi follower.
Alla mafia della segretezza, del profilo basso, dei «pizzini», del tenore di vita umile, per non dare nell’occhio, si è sostituita una mafia che fa propaganda di sé, sfoggiando gioielli, belle donne, automobili, ville sfarzose e tutto ciò che è lusso e che serve ad attirare le giovani generazioni.
A darle una mano, anche cantanti neomelodici e influencer, come Giulio Fiorentino, chiamato ’O chiatton, una sorta di ideologo del movimento camorristico che, fino al giorno in cui è stato ucciso, ha portato avanti una narrazione dei boss come eroi popolari.
Con la prefazione di Lirio Abbate
Enzo Panizio Lavora nella redazione giornalistica di Radio Capital. Scrive e conduce i giornali radio, oltre a produrre servizi e interviste. In precedenza, si è occupato di disinformazione. Ha lavorato per Pagella Politica e Facta, le due principali organizzazioni di fact-checking in Italia. Per lo European Digital Media Observatory (EDMO), ha scritto articoli, report e analisi sui principali flussi di notizie false e disinformazione a livello europeo, e curato la produzione di contenuti della Task Force sulle elezioni europee del 2024. Prima di iscriversi al master in Giornalismo, ha studiato Giurisprudenza a Bologna.