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Album "Le poesie"

Per la prima volta il nostro Gruppo di lettura dedica un incontro alla scrittura poetica. Per il quarto appuntamento del percorso Stranalandia infatti abbiamo letto e discusso le quattro maggiori raccolte di poesie di Stefano Benni, tutte pubblicate da Feltrinelli: Prima o poi l’amore arriva (1981), Ballate (1991), Blues in sedici (1998) e Dancing Paradiso (2019).

In questa gallery non approfondiamo le tematiche dei testi o la loro origine, limitandoci solamente a presentare documenti relativi al rapporto che Benni intrattenne con Roberto Roversi, per illuminare i numerosi legami che si sono creati fra il lavoro di quest’ultimo e l’Archiginnasio negli anni successivi alla sua morte.

I documenti da cui prendono spunto le schede sono quasi tutti conservati e consultabili presso la Biblioteca comunale dell’Archiginnasio di Bologna. Quando mostreremo documenti di altre biblioteche, che ringraziamo anticipatamente, lo indicheremo nelle singole schede, con la relativa collocazione. In tutti gli altri casi la collocazione indicata è quella della Biblioteca dell’Archiginnasio.

Ricordiamo che esiste un sito ufficiale dedicato a Stefano Benni in cui oltre a notizie varie si possono trovare anche diversi testi da lui scritti, in particolare articoli pubblicati su riviste e quotidiani.

image de Stefano Benni, Prima o poi l'amore arriva (1981)
Stefano Benni, Prima o poi l'amore arriva (1981)
Qui è possibile consultare l’indice della prima raccolta di poesie di Benni. Nelle prossime schede ci soffermeremo su alcuni testi presenti nel volume.   Stefano Benni, Prima o poi l'amore arriva, Milano, Feltrinelli, ristampa 2001. Collocazione: 35. A. 19287 Disponibile anche in formato ebook.
image de Stefano Benni, Ballate (1991)
Stefano Benni, Ballate (1991)
La seconda raccolta di poesie esce a 10 anni di distanza da Prima o poi l’amore arriva. Qui è possibile consultarne l’indice. In questo volume si trova anche Zanardi (p. 107), dedicata a Andrea Pazienza, amico profondamente stimato da Benni, come abbiamo già avuto modo di ricordare nella gallery dedicata a I meravigliosi animali di Stranalandia. Ahmed l’ambulante (p. 112) è stata trasposta in musica dai Modena City Ramblers nell’album Riportando tutti a casa del 1994. A sua volta questo album è stato lo spunto per una raccolta di racconti dallo stesso titolo, firmata da Fabrizio Cavazzuti nel 2014 in occasione del ventennale dell’uscita del disco. Il racconto Ahmed l’ambulante è un poliziesco che rende omaggio a uno dei più importanti giallisti bolognesi, Loriano Macchiavelli, alle cui opere il nostro gruppo di lettura ha dedicato nel 2024 il percorso Ombre sotto i portici. Nel testo di Cavazzuti il sergente Silvestri Aldo - esibita “controfigura” del macchiavelliano Sarti Antonio, sergente - indaga sugli omicidi, compiuti a forza di bastonate, di alcuni venditori ambulanti stranieri commessi a Bologna. Anche lui ha un aiutante informale che è ricercatore precario all’Università, che ha nome Ricchetti. Se al poliziotto i crimini su cui sta investigando fanno pensare solamente alla canzone dei Modena City Ramblers (il racconto è ambientato negli anni di uscita del disco), il più colto Ricchetti può recuperare anche il riferimento alla poesia:   «“Conosci la canzone Ahmed l’ambulante?” chiede [Silvestri Aldo, n.d.r] rimanendo in piedi, se si siede ha paura di rompere l’equilibrio dello sgabuzzino e far crollare le complicate strutture di libri. “La poesia di Stefano Benni vuoi dire?” “Non so. Mio figlio mi ha registrato una cassetta con una canzone dei Modena City Ramblers, che parla di un ambulante preso a bastonate...” “È la stessa” lo interrompe Ricchetti». (Fabrizio Cavazzuti, Ahmed l’ambulante, in Id. Riportando tutto a casa, p. 121-137: 123)   Il volume non è posseduto dalla Biblioteca dell’Archiginnasio. La copertina è tratta dalla copia della Biblioteca Casa di Khaoula che ringraziamo.   Stefano Benni, Ballate, Milano, Feltrinelli, 1991. Collocazione: Biblioteca Casa di Khaoula, K 851 BENNI Disponibile anche in formato ebook.
image de Stefano Benni, Blues in sedici (1998)
Stefano Benni, Blues in sedici (1998)
Non sono molti gli interventi critici dedicati alla poesia di Benni. Di Blues in sedici l’autore parla con Goffredo Fofi in Leggere, scrivere, disobbedire, in cui dice di avere sempre letto più poesia che narrativa e che questa raccolta è stata accostata da alcuni critici a Thomas Stearns Eliot, autore da lui molto amato (p. 23). Parlando di Blues in sedici Benni rivendica di essersi sempre impegnato per mantenere la sua libertà nei confronti dell’industria editoriale, cercando di evitare le etichette e di “sfidare” costantemente il lettore:   «Nel momento in cui il potere riesce a “descriverti” troppo, o gli piaci troppo, io tengo sempre presente il mio lettore e cerco, nei limiti del possibile, di non deluderlo. Non di compiacerlo, anzi di metterlo alla prova, di aver fiducia nella sua intelligenza. Questo vuol dire scrivere Blues in sedici, cioè un libro dove si annulla il comico. Io accetto la sfida di avere un modello di lettore esigente, che coglie le differenze, che se faccio una cazzata dice: “Be’, da te non me l’aspettavo”; ho fiducia che esista, e so che se io perdo lui allora non mi resta che andare in televisione a cercarmi un altro tipo di lettore. [...] Non che non mi interessi l’altro tipo di lettore, ma ancora non ho trovato il modo di arrivare a lui senza fare puttanate; e comunque a me bastano i miei lettori» (ivi, p. 64-65).   Qui è possibile consultare l’indice di Blues in sedici.   Stefano Benni, Blues in sedici. Ballata della città dolente, Milano, Feltrinelli, 1998. Collocazione: PALMAVERDE POESIA 264 Disponibile anche in formato ebook.
image de Stefano Benni - Paolo Damiani, Sconcerto
Stefano Benni - Paolo Damiani, Sconcerto
Blues in sedici è una narrazione in versi che prende spunto da un fatto di cronaca criminale accaduto in un piccolo paese vicino a Bologna. Benni lo spiega nell’introduzione del reading tratto dalla raccolta, in cui l’autore stesso legge alcuni testi accompagnato dalla musica composta da Paolo Damiani. Il titolo di questa lettura in musica è Sconcerto e viene messa in scena in diverse occasioni. Nel 1999 «il manifesto» pubblica un CD in cui viene proposta la replica del reading realizzata l’anno precedente al “Festival Rumori Mediterranei” di Roccella Jonica. Sul sito dell’Istituto Centrale per i Beni Sonori ed Audiovisivi di Roma è possibile consultare la versione digitalizzata del libretto del CD e ascoltare brevi assaggi delle letture. Su YouTube si trova la versione integrale del CD, ma anche la registrazione video di un reading di Blues in sedici registrata dal vivo nel 2015 in occasione di uno dei seminari della Pluriversità dell’immaginazione, iniziativa ideata da Benni insieme a Alessandro Castellari. Lo stesso Castellari, in occasione della morte dello scrittore, ha ricordato quell’esperienza nell’articolo Il mio amico Stefano Benni e la Pluriversità dell’Immaginazione. Benni vi accenna anche in Leggere, scrivere, disobbedire, p. 68-70.   L’immagine che vediamo del CD Sconcerto è stata fornita dall’Istituto Centrale per i Beni Sonori ed Audiovisivi di Roma che ringraziamo. Stefano Benni - Paolo Damiani, Sconcerto, 1 cd, Roma, il Manifesto, 1999.
image de Stefano Benni, Dancing Paradiso (2019)
Stefano Benni, Dancing Paradiso (2019)
Dancing Paradiso è l’ultima raccolta di poesie pubblicata da Benni, nel 2019. Qui è possibile consultare l’indice.   Il volume non è posseduto dalla Biblioteca dell’Archiginnasio. La copertina è tratta dalla copia della Biblioteca Casa di Khaoula che ringraziamo.   Stefano Benni, Dancing Paradiso, Milano, Feltrinelli, 2019. Collocazione: Biblioteca Casa di Khaoula, K NARRATIVA BENNI
image de Marco Marozzi, La città, gli amici, le risate. Il lungo addio di Stefano Benni
Marco Marozzi, La città, gli amici, le risate. Il lungo addio di Stefano Benni
Questa foto, che sottolinea le capacità performative del Benni lettore a cui abbiamo accennato poco fa parlando di Sconcerto, è tratta da uno dei numerosi articoli usciti all’indomani della sua morte, La città, gli amici, le risate. Il lungo addio di Stefano Benni, in cui Marco Marozzi ripercorre le tappe della carriera dello scrittore. Parlando di quando Benni lasciò polemicamente Bologna, viene ricordata la figura di Roberto Roversi: proprio «Con l’anziano maestro pubblicò i primi versi “Black out”», si dice nell’articolo. Da questo spunto partiamo per un breve viaggio che permetta di parlare del legame fra Benni e Roversi e di come la figura di quest’ultimo sia stata negli ultimi anni al centro di diverse iniziative proposte dalla nostra Biblioteca.   Marco Marozzi, La città, gli amici, le risate. Il lungo addio di Stefano Benni, «Corriere della sera. Ed. di Bologna», 10 settembre 2025, p. 2-3. Collocazione: 19/6
image de Stefano Benni, Black-out
Stefano Benni, Black-out
Forzando leggermente la cronologia, iniziamo proprio dalla poesia Black-out citata da Marozzi nell’articolo visto nella scheda precedente. Il testo trova spazio nella prima raccolta di Benni, Prima o poi l’amore arriva (p. 31-33), all’interno della sezione Blues urbani. Come testimonia la pagina che qui vediamo era però già stata pubblicata sul n. 6 del novembre 1979 della rivista «Il Cerchio di gesso», di cui abbiamo già avuto occasione di parlare nella gallery dedicata a Bar Sport. Nel 2018 la Biblioteca dell’Archiginnasio ha digitalizzato e messo online l’intera collezione del periodico, arricchendo il lavoro con contributi saggistici e documentari che possono essere letti in una sezione specifica del sito della biblioteca. Benni era stato già indicato sul n. 2 del dicembre 1977 in un riquadro posto in fondo a p. 73, fra le persone che avevano «offerto solidarietà e disponibilità personale» alla rivista. In quello stesso riquadro si citava proprio Roberto Roversi, che si era prestato ad assumere la carica di responsabile del periodico, ma la sua domanda era stata rifiutata. Roversi era uno degli animatori principali de «Il Cerchio di gesso» ed evidentemente - come ricordato nell’articolo di Marozzi - era stato per suo tramite che Benni era entrato in contatto con la redazione e aveva potuto pubblicare i suoi versi. La rivista viene citata da Fofi come una di quelle «esperienze culturali minoritarie» a cui lo scrittore ha sempre partecipato:   «Da Radio Città fino a quella rivistina che si leggeva nel ’77, “Cerchio di gesso”. Insomma molte cose piuttosto eccentriche rispetto al panorama che le circondava». (Leggere, scrivere, disobbedire, p. 71)   Stefano Benni, Black-out, «Il Cerchio di gesso», n. 6, novembre 1979, p. 36. Collocazione: A. 2408
image de Stefano Benni, Tre blues
Stefano Benni, Tre blues
Prima di Black-out, altri versi di Benni erano usciti sul numero precedente de «Il Cerchio di gesso». Tre poesie erano state riunite in una sezione intitolata Tre blues. Di questi testi solo Blues della circonvallazione troverà spazio nella sezione Blues urbani di Prima o poi l’amore arriva (p. 29-30).   Stefano Benni, Tre blues, «Il Cerchio di gesso», n. 5, febbraio 1979, p. 28. Collocazione: A. 2408
image de Stefano Benni, A Roberto Roversi
Stefano Benni, A Roberto Roversi
Stefano Benni dedica al maestro Roberto Roversi la poesia che qui vediamo, contenuta in Prima o poi l’amore arriva. Più che il Roversi scrittore, questo testo celebra la sua attività di libraio, direttamente collegata al suo impegno di scopritore e sostenitore di giovani talenti che - come era accaduto allo stesso Benni - nella libreria di Roversi trovavano una vera e propria fucina di idee e discussioni feconde animate da quel «diavolo benigno». Alla Libreria Antiquaria Palmaverde - fondata nel 1948 e chiusa nel 2005 - Benni dedicò un ricordo affettuoso intitolato La Palmaverde, pubblicato nel volume Andar per libri. Il mondo in quindici librerie (p. 133-139). Il testo - oggi presente online sul sito dello scrittore - si apre proprio con la poesia che qui vediamo. Con lo spirito polemico spesso riservato alle istituzioni bolognesi Benni scrive: «Roberto Roversi è morto quattro anni fa in dignitosa povertà, e la libreria è stata chiusa nella totale indifferenza del comune di Bologna» (p. 134-135). La frase - probabilmente corretta se riferita al 2005 - tralascia però quanto successo negli anni successivi. Quando viene scritta infatti - nel 2016, come testimonia non tanto la pubblicazione del volume Andar per libri quanto l’indicazione temporale relativa alla morte di Roversi, avvenuta nel 2012 - i libri presenti in libreria al momento della chiusura erano già stati non solo “salvati” ma anche catalogati all’interno del Servizio Bibliotecario Nazionale. L’iniziativa era stata promossa e sostenuta economicamente da Coop Adriatica, che aveva acquistato il fondo librario nel 2008 e finanziato l’opera di catalogazione. Il fondo era poi stato donato in parte al Comune di Bologna in parte all’Università, che avevano quindi accolto questo importante patrimonio nelle proprie biblioteche, permettendone a tutti la piena e gratuita fruizione. I libri sono stati divisi fra diverse biblioteche in base all’argomento da essi trattato. Buona parte del fondo è conservato presso la Biblioteca dell’Archiginnasio che - dopo alcuni accorpamenti di varie sezioni - oggi custodisce i volumi dedicati a arte, fotografia, antiquariato, cinema, teatro, poesia, poesia visiva e storia locale. A questi si aggiungono i libri antichi presenti alla Palmaverde nel momento della chiusura. Del Fondo librario Palmaverde fa parte anche la copia di Blues in sedici vista nelle schede precedenti. Fin dal 2011 inoltre l’Archiginnasio aveva curato iniziative dedicate a questa importante acquisizione, che sarebbero proseguite negli anni successivi, come vedremo nelle prossime schede.   Stefano Benni, A Roberto Roversi, in Id., Prima o poi l'amore arriva, Milano, Feltrinelli, ristampa 2001, p. 102. Collocazione: 35. A. 19287
image de I giorni che sventrarono la Palmaverde (2014)
I giorni che sventrarono la Palmaverde (2014)
Alla chiusura della Palmaverde è stato dedicato anche il DVD di cui vediamo qui la copertina, pubblicato nel 2014. Il breve filmato (la durata è di circa 12 minuti) mostra parte delle operazioni di sgombero dei locali - realizzate nel gennaio 2007, a due anni dalla chiusura - senza alcun commento audio. Si sentono solamente i rumori di fondo registrati in presa diretta. A dire la verità quello che si vede più che uno sventramento, come evocato dal titolo del DVD, sembra un normale trasloco compiuto in maniera professionale e scrupolosa (si vedano per esempio le scene in cui viene mostrato lo spostamento dei volumi dagli scaffali). L’impressione è che - nella presentazione di questo filmato come nel testo di Benni visto nella scheda prcedente - le comprensibili emozioni suscitate dalla chiusura di un luogo storico della cultura bolognese quale era la libreria abbiano in parte influenzato il giudizio su come vennero condotte le operazioni di gestione del fondo librario. Il DVD è accompagnato da un libretto che contiene un breve testo e alcune belle immagini tratte dalle riprese. A titolo di esempio potete qui vedere due di queste fotografie, in una delle quali - sfocata come in uno scatto “rubato” all’intimità dello scrittore - si vede lo stesso Roversi seduto alla scrivania.   I giorni che sventrarono la Palmaverde. Registrazioni del 17, 19, 24 e 27 gennaio 2007, a cura di Mattia di Leva, Maria Gervaso, Salvatore Jemma, Bologna, Bohumil, 2014. Collocazione: DVD 216
image de Catalogo editoriale della libreria antiquaria Palmaverde (2010)
Catalogo editoriale della libreria antiquaria Palmaverde (2010)
La Libreria Antiquaria Palmaverde mise in atto fin da subito non solo un progetto commerciale, ma anche un progetto editoriale che continuerà a lungo, spegnendosi durante gli anni Settanta. Questo volume, pubblicato nel 2010, è il catalogo più affidabile delle opere pubblicate dalla Palmaverde, come chiarito nella nota introduttiva a firma di Antonio Bagnoli:   «Non è lo scopo del presente catalogo inoltrarsi nella descrizione o nell’analisi del lavoro culturale svolto da Roversi attraverso la sua libreria [...]. Si vuole invece presentare un catalogo che illustri tutte le edizioni realizzate dalla libreria antiquaria Palmaverde di cui abbiamo trovato traccia, sia negli scaffali privati di Roberto Roversi e dei suoi familiari, sia in quelli della libreria stessa» (p. VII-VIII).   In tutto 75 opere, continua Bagnoli, alle quali vanno aggiunte le riviste, fra le quali troviamo alcuni fra i titoli più importanti dell’elenco, come «Rendiconti» e «Officina», che Roversi fondò con Francesco Leonetti e Pier Paolo Pasolini.   Catalogo editoriale della libreria antiquaria Palmaverde, [a cura di Antonio Bagnoli], Bologna, Pendragon, [2010]. Collocazione: 17*. AA. 2219
image de Libri. Fogli che bruciano (2011) - Mostra
Libri. Fogli che bruciano (2011) - Mostra
Nel febbraio-marzo 2011 la Biblioteca dell’Archiginnasio, in collaborazione con Coop Adriatica e Edizioni Pendragon, realizzò la prima mostra dedicata a Roberto Roversi e in particolare al Fondo librario Palmaverde appena acquisito, intitolata Libri. Fogli che bruciano. Le edizioni della Libreria Antiquaria Palmaverde di Roberto Roversi 1948-2005. Nella versione online della mostra venne utilizzata proprio la poesia di Benni A Roberto Roversi come testo introduttivo. 
image de Roberto Roversi. Il libro con le figure (2014-2015) - Mostra
Roberto Roversi. Il libro con le figure (2014-2015) - Mostra
Una seconda mostra, Roberto Roversi. Il libro con le figure, venne allestita in Archiginnasio dal 31 ottobre 2014 al 18 gennaio 2015. In questo caso non vennero esposti volumi ma 28 opere originali realizzate da Roberto Roversi con varie tecniche artistiche e in formati diversi, possedute da Edizioni Pendragon. Questa casa editrice aveva acquistato nel 2008 le giacenze della produzione editoriale della Libreria Antiquaria Palmaverde e negli anni a venire si è fatta promotrice di diverse iniziative volte a mantenere la memoria del lavoro culturale svolto da Roberto Roversi. Pendragon cura anche il sito ufficiale dedicato al libraio-scrittore. Di questa mostra non è stata realizzata una versione online.
image de Libri. Nel solco di Roberto Roversi (2020) - Mostra
Libri. Nel solco di Roberto Roversi (2020) - Mostra
Dal 14 al 20 settembre 2020 venne allestita in Archiginnasio Libri. Nel solco di Roberto Roversi, una nuova mostra di opere artistiche, questa volta non firmate da Roversi ma ispirate ad altri artisti dai suoi scritti. Anche in questo caso non è presente una versione online della mostra ma sul canale YouTube della biblioteca si trova il video dell’incontro di inaugurazione.
image de Da poeta a poeta (2022) - Mostra
Da poeta a poeta (2022) - Mostra
In occasione del centenario della nascita di Pier Paolo Pasolini e all’interno della rassegna PPP. 100 anni di Pasolini a Bologna, la Biblioteca dell’Archiginnasio realizzò la mostra Da poeta a poeta. Carteggio Pier Paolo Pasolini - Roberto Roversi, visitabile dal 7 luglio al 28 agosto del 2022. I due scrittori si conobbero in gioventù e collaborarono alla realizzazione della già citata rivista «Officina». La mostra ricostruiva questo rapporto, soprattutto attraverso l’esposizione della corrispondenza. Di questa mostra è stato realizzato un piccolo catalogo disponibile online. Roversi rievoca l’amicizia con Pasolini in un breve articolo pubblicato su «Bologna incontri», nel n. 11/12 del novembre/dicembre 1975 (p. 15), quindi all’indomani della morte del poeta friulano. Il titolo è Gioventù di un poeta, proprio perché i loro rapporti negli anni successivi a «Officina» furono molto limitati:   «Da allora [da quanto stamparono contemporaneamente i loro primi libri di poesia, nel 1942, N.d.R.] non ho più rivisto Pasolini fino al ’55 quando abbiamo avviato «Officina»; dopo la fine della rivista, nel ’59, l’ho visto ancora quattro o cinque volte ma negli ultimi dieci anni non l’ho più incontrato. Con questo voglio dire che ho avuto una sincera amicizia di giovinezza con Pasolini, anche insieme ad altri, ma che fin d’allora era piuttosto un incontro culturale che un rapporto di sentimenti; e infatti entrambe le volte, quando la tensione nel fare si allentò o fu conclusa, ciascuno riprese la sua strada».   Agli anni bolognesi di Pasolini la Biblioteca dell’Archiginnasio ha dedicato il progetto Pasolini ’42, che comprende anche la digitalizzazione integrale della rivista «Il Setaccio», di cui nell’articolo sopra citato si vede un’immagine di copertina disegnata da Pasolini stesso.
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