Album "Le poesie"
Per la prima volta il nostro Gruppo di lettura dedica un incontro alla scrittura poetica. Per il quarto appuntamento del percorso Stranalandia infatti abbiamo letto e discusso le quattro maggiori raccolte di poesie di Stefano Benni, tutte pubblicate da Feltrinelli: Prima o poi l’amore arriva (1981), Ballate (1991), Blues in sedici (1998) e Dancing Paradiso (2019).
In questa gallery non approfondiamo le tematiche dei testi o la loro origine, limitandoci solamente a presentare documenti relativi al rapporto che Benni intrattenne con Roberto Roversi, per illuminare i numerosi legami che si sono creati fra il lavoro di quest’ultimo e l’Archiginnasio negli anni successivi alla sua morte.
I documenti da cui prendono spunto le schede sono quasi tutti conservati e consultabili presso la Biblioteca comunale dell’Archiginnasio di Bologna. Quando mostreremo documenti di altre biblioteche, che ringraziamo anticipatamente, lo indicheremo nelle singole schede, con la relativa collocazione. In tutti gli altri casi la collocazione indicata è quella della Biblioteca dell’Archiginnasio.
Ricordiamo che esiste un sito ufficiale dedicato a Stefano Benni in cui oltre a notizie varie si possono trovare anche diversi testi da lui scritti, in particolare articoli pubblicati su riviste e quotidiani.
Stefano Benni, Black-out
Forzando leggermente la cronologia, iniziamo proprio dalla poesia Black-out citata da Marozzi nell’articolo visto nella scheda precedente. Il testo trova spazio nella prima raccolta di Benni, Prima o poi l’amore arriva (p. 31-33), all’interno della sezione Blues urbani. Come testimonia la pagina che qui vediamo era però già stata pubblicata sul n. 6 del novembre 1979 della rivista «Il Cerchio di gesso», di cui abbiamo già avuto occasione di parlare nella gallery dedicata a Bar Sport. Nel 2018 la Biblioteca dell’Archiginnasio ha digitalizzato e messo online l’intera collezione del periodico, arricchendo il lavoro con contributi saggistici e documentari che possono essere letti in una sezione specifica del sito della biblioteca.
Benni era stato già indicato sul n. 2 del dicembre 1977 in un riquadro posto in fondo a p. 73, fra le persone che avevano «offerto solidarietà e disponibilità personale» alla rivista. In quello stesso riquadro si citava proprio Roberto Roversi, che si era prestato ad assumere la carica di responsabile del periodico, ma la sua domanda era stata rifiutata. Roversi era uno degli animatori principali de «Il Cerchio di gesso» ed evidentemente - come ricordato nell’articolo di Marozzi - era stato per suo tramite che Benni era entrato in contatto con la redazione e aveva potuto pubblicare i suoi versi. La rivista viene citata da Fofi come una di quelle «esperienze culturali minoritarie» a cui lo scrittore ha sempre partecipato:
«Da Radio Città fino a quella rivistina che si leggeva nel ’77, “Cerchio di gesso”. Insomma molte cose piuttosto eccentriche rispetto al panorama che le circondava».
(Leggere, scrivere, disobbedire, p. 71)
Stefano Benni, Black-out, «Il Cerchio di gesso», n. 6, novembre 1979, p. 36.