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Bologna Estate racconta #6

Intervista a Gian Luca Grazioli, presidente di Sub Cave Scandella

 

Scandellara Shock, il festival che nasce dal paesaggio sonoro delle sale prova

Prima del palco c’è quasi sempre una piccola stanza insonorizzata, sudata, imperfetta con un amplificatore troppo alto, un giro di basso ripetuto tante volte, qualcuno che sbaglia l’attacco, qualcun’altro che dice “rifacciamola”. È una sala prove. È lì che una band smette di essere un’idea e diventa un corpo sonoro.
A Scandellara, zona Est di Bologna, quella stanza ha un nome, una storia e anche un volto: quello di Gian Luca Grazioli, per tutti Pecos Skanda, batterista, fonico e anima di uno dei centri musicali più attraversati della città. Dalle sale prova di via Scandellara sono passate generazioni di musicisti, band emergenti, gruppi indipendenti e anche nomi molto conosciuti della musica italiana e internazionale, come Mike Patton con i Mr. Bungle, Francesco Guccini, Vinicio Capossela, Donatella Rettore, Paolo Conte e tanti altri. Ma il punto, qui, non è soltanto chi ci è passato. È che, per molti musicisti bolognesi, Scandellara ha significato per anni avere un posto in cui registrare, sbagliare, provare, riprovare e riprovarci.
Scandellara Shock parte esattamente da qui. Non dalla musica già confezionata ma dai luoghi in cui le band bolognesi provano, litigano, crescono, cambiano formazione e trovano un suono e, qualche volta, una strada.
Passando dai tre dell’anno scorso a ben undici giorni consecutivi di concerti, all’interno del cartellone di Bologna Estate 2026, dal 3 al 13 settembre 2026 torna, in via Scandellara 52, questa storica manifestazione musicale.
Giunto alla sua 19ª edizione, il festival tiene insieme da sempre generi diversi e progetti originali, memoria e nuove leve. In una Bologna che celebra il ventennale di Città Creativa della Musica, Scandellara Shock ci ricorda che una città musicale non vive soltanto nei teatri, nei club e nei grandi festival, ma anche negli spazi in cui qualcuno, prima ancora di essere ascoltato, trova il coraggio di cominciare.

Ne abbiamo parlato con Pecos Skanda, presidente di Sub Cave Scandella.

Scandellara Shock arriva alla sua 19ª edizione, ma la sua storia come luogo musicale comincia molto prima, con le sale prova aperte negli anni Ottanta. Cosa rappresenta oggi il festival nella geografia musicale di Bologna?
Scandellara è diventata poche finestre rimaste ancora aperte sul mondo della musica indipendente bolognese. Molti spazi che avevano una funzione simile, come i centri sociali o altri luoghi indipendenti che davano palco e ascolto alle scene più laterali, sono scomparsi o si sono trasformati mentre Scandellara svolge ancora questo ruolo.

Prima si chiamava Scandellara Rock, oggi Scandellara Shock. Quanto è cambiato il festival dalla storia originaria alla nuova formula?
Il nome è cambiato perché è cambiata anche la struttura del festival. Scandellara Rock era la denominazione originale, legata soprattutto all’esperienza di Sub Cave Scandella. Scandellara Shock nasce invece da una sinergia più ampia. Per la prima volta insieme a Sub Cave ci sono Associazione Musicale Vecchio Son, Laboratorio Musicale Mazzacorati e Comitato 070, quattro realtà che gestiscono spazi musicali e sale prova a Bologna. La line-up non è più il risultato di una sola direzione, ma di un lavoro condiviso tra associazioni diverse. Lo “shock” sta anche qui: nel rimettere in moto un festival storico attraverso un’energia collettiva.

Il festival nasce nei luoghi dove la musica viene provata, insegnata, condivisa prima ancora di arrivare su un palco. Che ruolo hanno avuto e hanno ancora oggi le sale prova nella crescita delle band bolognesi?
Ovviamente dipende da quale punto di vista osserviamo il fenomeno musica. Se lo consideriamo un fenomeno popolare, che parte dal basso, allora le sale prova sono le palestre in cui si formano i talenti. Sono i luoghi dove si impara a suonare insieme, dove si sbaglia, si cresce, si trova un suono e magari anche un’identità. Se invece lo consideriamo soprattutto un business utile alle etichette, allora le sale prova hanno sicuramente meno valore e si va più verso il mondo dei talent show, che in un certo senso sono proprio l’antitesi di questa realtà musicale.

Si tende a raccontare la musica attraverso i grandi palchi e i nomi più conosciuti. Che cosa aggiunge Scandellara Shock a Bologna Città della musica UNESCO?
Essendo Scandellara shock uno degli ultimi festival rimasti dedicati alla musica indipendente, direi che, insieme alle altre realtà musicali della città, completa un quadro che altrimenti sarebbe incompleto gettando nuova luce su una scena nuova, sulle band emergenti e tutto ciò che nasce dalle sale prova.

Il festival mette insieme nomi conosciuti e molte band emergenti. Come lavorate sulla selezione e sul dialogo tra generazioni diverse della scena indipendente bolognese?
La selezione delle band ha avuto una genesi molto semplice: ogni sala prove ha proposto i propri artisti e poi sono state organizzate le serate cercando di mettere insieme i generi più affini. Suoneranno sullo stesso palco artisti già affermati come Angela Baraldi, una delle cantautrici prodotte da Lucio Dalla, i Nabat gruppo storico del punk bolognese, o i gruppi attivi dagli anni ’70, come i Rip Off, gli Avvoltoi, i Splatterpink e i New hyronja dello scrittore bolognese Danilo Masotti. Questi artisti si alterneranno sul palco con band emergenti, ma che hanno già un loro seguito importante. Ne cito alcune come Oltremarea, il Sunktide, Antifurto, Morton, Leon, El V and the GardenHouse.

A Scandellara Shock non ci sono cover band, ogni gruppo porta un progetto proprio, al di là del genere musicale. Perché questa scelta è così importante per lidentità del festival?
Non è che ci sia la pena di morte se qualche band fa una cover, ma il concetto stesso di cover band è molto lontano dall’identità di Scandellara Shock. I gruppi propongono materiale originale, e non potrebbe essere altrimenti: qui l’idea è dare spazio a progetti che nascono davvero dalle band, dal loro lavoro e dal loro percorso. Altrimenti torniamo nuovamente al mondo dei talent show e all’esibizione fine a se stessa, che diventa una sorta di “pornografia musicale”.

Il programma attraversa punk, rock, soul, blues, ska e molte altre sonorità. In questo senso Scandellara Shock sembra una fotografia della musica indipendente che nasce e resiste nei luoghi di produzione musicale. È così?

Assolutamente sì. Scandellara Shock non è un festival di genere. I generi sono molteplici e vari. Il criterio con cui si compone il programma è che le band portino un progetto proprio, originale, nato dal loro lavoro.

Cosa ti colpisce delle nuove generazioni di musicisti che passano dalle sale prova oggi?
Oggi la scena è completamente cambiata rispetto a un po’ di tempo fa. Pochissimi ragazzi possono permettersi di accedere al mondo della musica. Devono produrla da soli, promuovere la propria band, creare da soli una fan base, e solo dopo, eventualmente, provare a raggiungere un pubblico più ampio. Rispetto a una volta la forbice si è particolarmente ristretta.

Se dovessi spiegare a chi non conosce Scandellara perché questo festival è ancora necessario, cosa diresti?
Dopo il periodo del Covid, i ragazzi hanno sentito fortissimo il bisogno di ritrovarsi. La musica è tornata a essere una componente fondamentale di questo incontro e c’è stata una sorta di contraccolpo agli anni di chiusura, con una rinascita importante di tante band. In questo senso possiamo dire che realtà come Scandellara sono state più forti anche del Covid, oltre ad aver superato tante altre prove!

Pensi che il festival abbia anche una funzione di presidio culturale?
Certamente. Porta persone, musica, relazioni e attenzione in un’area che rischierebbe altrimenti di restare più marginale. Potremmo definire gli organizzatori, le band e il pubblico di Scandellara come una sorta di grande famiglia, che non ha intenzione di rinunciare a questo rito che si ripete negli anni. È un luogo musicale, ma anche uno spazio sociale e identitario, che offre un’alternativa al modo di stare insieme dei grandi eventi musicali e continua a farlo restando accessibile a tutti. Scandellara non ha mai avuto un ingresso a pagamento!

Laura Bessega per Bologna Estate