cover of OFFLINE Bologna - un’ipotesi Vaporwave
September 17, 2026, dalle 6:00 PM alle 10:30 PM
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OFFLINE Bologna - un’ipotesi Vaporwave

videoinstallazioni, live set e visual

A cura di Martina Trocano

17 settembre
Spazio eXtended (Via Santa Caterina 55, Bologna)
dalle 18.00 alle 22.30
ingresso gratuito

Emersa dal web nei primi anni Dieci, la vaporwave trascende il mero revival nostalgico per farsi sintomo visivo e sonoro di un "futuro inceppato". Rielaborando le estetiche di fine Novecento, questa corrente intercetta una disillusione profonda e generazionale, smascherando le grandi illusioni del tardo capitalismo. L'utopia tecno-ottimista ci aveva infatti promesso una prosperità infinita, convincendoci che il consumo sfrenato e la connessione globale avrebbero garantito libertà ed emancipazione per tutti; al contrario, quell'infrastruttura ha generato solo precariato, alienazione e la progressiva mercificazione di ogni spazio vitale. In questo divario tra aspettativa e realtà, la vaporwave diventa una lucida riflessione sulle promesse tradite di quell'epoca, evocando un senso di malinconia e simulazione per un domani luminoso che è stato cancellato prima ancora di compiersi.

Il fulcro di questa indagine è lo spazio urbano, con Bologna assunta a paradigma di un fenomeno globale. I centri storici subiscono oggi una metamorfosi inesorabile, mutando in scenari standardizzati e privi di attrito, progettati su misura per il transito e la fruizione turistica.

Questa riconfigurazione estetica ha ricadute tangibili sui corpi e sul tessuto sociale. Mentre i centri cittadini diventano inaccessibili – un'emergenza politica che prende forma nelle tende di chi rivendica il diritto all'abitare contro le spinte della gentrificazione – si assiste a una profonda mutazione anche nei nostri stili di vita. L'utopia di libertà legata al lavoro iper-connesso si capovolge nell'alienazione del nomade digitale: tra home office e "turismo permanente", i confini tra tempo libero e produttività collassano, confinandoci in una geografia precaria ed estenuante.

Quando la realtà materiale si fa così ostile, il desiderio di scivolare in mondi virtuali, spazi liminali e simulazioni sintetiche appare come un'inevitabile via di fuga. Tuttavia, l'happening capovolge questa dinamica. OFFLINE Bologna non strumentalizza l'estetica digitale per assecondare l'evasione, ma convoca i codici di internet in uno spazio condiviso, denso di luci al neon, interferenze, dispositivi analogici e sonorità materiche.

L'esito non è una rassegnata contemplazione della crisi, ma la costruzione di una prassi condivisa. Rompere l'isolamento dei nostri schermi per abitare fisicamente lo stesso ambiente diventa un gesto squisitamente politico. Essere offline, oggi, non sottende un rifiuto nostalgico della tecnologia, ma la decisa volontà di riappropriarsi della presenza materiale, riconoscendo che solo nella collettività risiede una reale forza di cambiamento. L'happening si espande così oltre la mostra per diventare uno spazio di alleanza: un ecosistema relazionale in cui hackerare il presente per tornare, insieme, a immaginare un futuro diverso.

Programma eventi

18:00 - 20:30 | Dilatatio Temporis di QUENZO | videoinstallazione

L'opera video di QUENZO utilizza un'estetica vaporwave per riflettere sulla trasformazione di Bologna da città viva a merce turistica. In questa proiezione in loop, sonorizzata da composizioni ambient inedite prodotte dall'artista stesso, il tessuto urbano viene smantellato e riprogrammato come un paesaggio digitale.

L'aspetto più radicale del progetto è che l'autore – videomaker e musicista francese residente al confine con l'Italia – non è mai stato fisicamente a Bologna. Osservandola da remoto, QUENZO ne cattura esclusivamente la proiezione mediatica e politica, trasformando la sua distanza fisica nella lente perfetta per criticare la gentrificazione di massa.

Sullo schermo, i monumenti di Bologna perdono il loro peso storico. Sradicati dalle loro piazze, diventano ologrammi fluttuanti, ridotti alla piatta artificialità delle calamite da frigorifero prodotte in serie. In questa realtà sintetica, l'occhio dell'artista coglie due dettagli spietati: la statua del Nettuno viene spogliata della sua mitica nudità e censurata con un velo, a simboleggiare uno spazio pubblico che è stato igienizzato e reso inoffensivo per compiacere il turismo globale. Poco distante, la scultura della Madonna con Bambino stringe un oggetto che ricorda organicamente, seppur in modo grottesco, una shopping bag. È la sintesi estrema del collasso urbano: il sacro e la cultura tenuti in ostaggio dal consumo compulsivo.

Attraverso un'accelerazione finale verso il vuoto, QUENZO non ci mostra la vera Bologna, ma il suo fantasma. È il ritratto di un centro storico svuotato dei propri residenti, ridotto a un prodotto di consumo lanciato a tutta velocità verso l'esaurimento del proprio brand.

20:30 - 22:30 | permatourism di QUIE7QUI77ERS | Live Set & Visual

La dimensione audiovisiva dell'happening esplora l'alienazione contemporanea attraverso il progetto Quiet Quitters, firmato dal duo italiano Reno e cromostinato. Rileggendo l'immaginario vaporwave con una prospettiva fieramente attuale, il duo sposta l'indagine dall'alienazione aziendale chiusa negli uffici degli anni Novanta a quella liquida, pervasiva e incessante della mobilità moderna.

Al centro della loro performance vi è il fenomeno del "turismo permanente". La musica si fa colonna sonora di chi vive in perenne transito, svelando la degenerazione dell'home office: nata come promessa di emancipazione, la postazione remota si è tramutata in una prigione senza pareti. I confini tra tempo libero e sfruttamento lavorativo si dissolvono tra infinite sessioni di scrolling, lounge di aeroporti asettici, scrivanie in affitto e spiagge illuminate dalla fredda luce dei laptop. A questa prigionia individuale si intreccia il dramma collettivo dell'overtourism: inseguendo l'illusione del work from anywhere, il nomade digitale si fa complice di una dinamica estrattiva che trasforma i centri storici in parchi a tema, alimentando la gentrificazione e svuotando le città della loro autenticità.

Questa densa narrazione sonora prende corpo nello spazio espositivo attraverso un'ipnotica controparte visiva proiettata in tempo reale. Il video trascina lo spettatore in un viaggio in prima persona all'interno di spazi liminali e architetture sintetiche in 3D low-poly. Lo schermo diventa un labirinto onirico che si esplora attraversando una serie infinita di identiche porte bianche. Ogni soglia dischiude ambienti surreali e disconnessi tra loro: interminabili sale d'attesa popolate da avatar a bassa risoluzione, deserti virtuali, giardini artificiali, corridoi a scacchi sorvegliati da telecamere di sicurezza, fino a claustrofobiche stanze sottomarine e paesaggi glaciali.

La vertigine visiva culmina in scenari che omaggiano e al contempo decostruiscono l'estetica vaporwave, come una stanza interamente tappezzata da poster di un vecchio computer abbandonato su una spiaggia, amaro simbolo di un "paradiso digitale" ormai inattingibile. Suono e immagine collassano l'uno nell'altra, creando un'esperienza immersiva capace di tradurre lo scroll infinito della nostra vita iper-connessa e di svelare la solitudine, la fatica e lo sradicamento che si celano dietro il mito di un mondo senza confini.

18:00 - 22:30 | ERR0R di Gianluca Benvenuti | installazione interattiva

L'installazione indaga la matericità della tecnologia analogica attraverso l'uso di schermi a tubo catodico e di una videocamera a circuito chiuso. Il pubblico è invitato a interagire attivamente tramite appositi comandi (controller), alterando il flusso video per generare interferenze, distorsioni e glitch hic et nunc. L'opera si fonda su un paradosso contemporaneo: L’Errore che il digitale cerca di correggere diventa uno strumento e una modalità espressiva nell’analogico.

18:00 - 22:30 | guest. di Giulia Argenziano | poster

Giulia Argenziano, visual artist e Dottoranda in Arti Visive e Umanesimo Tecnologico presso l'Accademia di Belle Arti SantaGiulia di Brescia attraverso una serie di quattro poster affronta frontalmente il tema dell’espropriazione abitativa, causata proprio da quelle dinamiche di gentrificazione e turismo di massa che definiscono il paesaggio urbano contemporaneo. Nelle sue opere, le cartoline più fotografate di Bologna – le Due Torri, Piazza Maggiore, i portici, il cortile dell'Archiginnasio – subiscono una radicale mutazione: si svuotano dei turisti per riempirsi di tende. Non si tratta di tende da campeggio per una fuga volontaria, ma di quelle che hanno caratterizzato la protesta studentesca contro il caro affitti, un gesto reale e politico che Argenziano trasforma in un dispositivo visivo e narrativo. Realizzati attraverso strumenti di intelligenza artificiale generativa, i poster si appropriano del lessico delle internet aesthetics. Tra influenze vaporwave – rintracciabili nell'uso di colori artificiali e in una patina irreale – e suggestioni legate ai liminal spaces, queste estetiche non vengono evocate per nostalgia, ma piegate a uno scopo critico. La stessa logica sintetica che trasforma un monumento in souvenir e la città in un brand urbano pronto al consumo, viene utilizzata per mettere in scena lo svuotamento della città reale. Il monocromo violaceo che avvolge ogni scenario non restituisce una luce naturale, ma certifica una simulazione, posizionando l'immagine sulla soglia tra memoria e simulacro. Attraverso lo sguardo di Argenziano, Bologna diventa il caso di studio di un fenomeno globale: la trasformazione delle città in parchi a tema, l'esilio degli abitanti verso le periferie e la negazione del diritto all'abitare. Le tende, uniche presenze superstiti in questi scenari deserti, non simboleggiano libertà, ma evidenziano ciò che rimane quando una casa dignitosa cessa di essere un diritto accessibile.

18:00 - 22:30 | Call Internazionale | video | Shared_Folder // Geografie Sintetiche

Una selezione di opere video originali, presentate attraverso dispositivi digitali distribuiti nello spazio espositivo, che costruisce un archivio transnazionale di immaginari. Artisti provenienti dalla scena delle internet aesthetics utilizzano linguaggi utopici e digitali per raccontare i profondi cambiamenti socio-culturali contemporanei, confermando la capacità di queste estetiche di oltrepassare i confini geografici.

La selezione video internazionale Shared_Folder // Geografie Sintetiche abita lo spazio di OFFLINE in modo intimo e paradossale. Distribuite su singoli iPad e fruibili uno spettatore alla volta tramite cuffie cablate, le opere richiedono un isolamento temporaneo dall'esperienza collettiva dell'happening. Questo vincolo fisico e tangibile – il filo che lega il corpo dello spettatore alla macchina – fa da perfetto contrappunto all'illusione contemporanea di una connessione wireless infinita e smaterializzata, calando la fruizione in una dimensione individuale e profondamente immersiva.

Attraverso i lavori selezionati da Taiwan, Brasile, Spagna e Italia, la call annulla i confini geografici per mappare un'unica costellazione del disagio. Emerge una tesi chiara: mentre i territori fisici vengono progressivamente recintati, standardizzati e consumati dalla gentrificazione globale, le ansie e le resistenze del nostro tempo condividono ormai un'unica lingua visiva transnazionale.

In questo paesaggio globale, l'Intelligenza Artificiale assume un ruolo centrale e sovversivo. In perfetta continuità con l'indagine condotta nei poster del progetto guest., OFFLINE utilizza l'IA contro se stessa. L'obiettivo non è celebrare la perfezione sintetica dell'algoritmo, ma esporne le falle, le "allucinazioni" e il rapido invecchiamento estetico, smontando pezzo per pezzo il mito dell'infallibilità tecnologica.

Questa tensione tra carne, codice ed errore si articola nei quattro lavori in mostra:

  • Il corpo come ultima resistenza: In In the Name of Body (Che-Kuang Chuang), la carne umana diventa l'unica interfaccia che la macchina non può calcolare o normare. C'è un parallelismo potente con l'emergenza urbana che indaghiamo: proprio come le tende di piazza diventano un ingombro fisico in una città-vetrina, qui il corpo del portatore di cartelli si fa ostacolo e dichiarazione. Che sia sfruttato per aggirare i costi del capitale o usato per difendere la libertà di parola durante una protesta, il corpo fisico rimane il primo e ultimo presidio politico in un mondo di segnali digitali.
  • La post-verità e l'arma del glitch: Hallucination Products (Thiago Espeche, Ammiel Fazzari) utilizza la forma del mockumentary per ribaltare la nostra percezione dell'Intelligenza Artificiale. Appropriandosi dell'ottimismo didascalico delle televendite tecno-utopiche di fine anni Ottanta, il video trasforma i bizzarri errori visivi dell'IA in oggetti fisici contundenti. È una satira geniale che svela il collasso della verità oggettiva: l'estetica rassicurante della tecnologia diventa l'alibi per una caotica ribellione sociale, dove "l'ha generato l'algoritmo" diventa la giustificazione perfetta per l'anarchia e la manipolazione.
  • La costrizione dell'infrastruttura: < bytesbody: conflux > (Luques Oliveira) rende visibile l'asfissia della nostra iper-connessione. La performance non mette in scena un corpo liberato nel cyberspazio, ma un corpo virtualizzato, imbavagliato dai cavi e deformato dalle interferenze sonore e visive. Chi guarda l'opera – legato a sua volta all'iPad dal filo delle proprie cuffie – si specchia in questa traduzione carnale del logoramento digitale: un corpo che annega nei codici, intrappolato in un'infrastruttura che prometteva emancipazione e che invece ci soffoca.
  • L'archeologia della simulazione: Con Your Will Always Be Welcome Here (Samuele Portera), la call si chiude su una speculazione malinconica. Utilizzando un'estetica IA volutamente "obsoleta", l'opera immagina un futuro in cui l'umano è già estinto, rimpiazzato da entità all'interno del metaverso. In risonanza diretta con l'esposizione delle vecchie console hardware dell'happening, questo cortometraggio agisce come un reperto archeologico dal futuro, riflettendo sulla caducità della memoria digitale e sul disperato bisogno di rintracciare un residuo di connessione organica persino nel codice più freddo

18:00 - 22:30 | ARCHAEOLOGY OF PLAY | installazione

Un'esposizione di hardware storici – Nintendo DS, PlayStation, Xbox – presentati non come feticci nostalgici, ma come simulacri di un'epoca in cui la tecnologia possedeva una presenza fisica, una texture e produceva suoni ed errori. Queste macchine sono esposte come reperti archeologici per testimoniare il passaggio epocale da una tecnologia materiale, con cui si instaurava un rapporto tangibile, all'infrastruttura digitale contemporanea che organizza silenziosamente e invisibilmente la nostra esperienza.