dal 14 al 15 febbraio 2014
  • @ Teatro del Navile

L’altro figlio

Un atto unico di Luigi Pirandello

Un atto unico di Luigi Pirandello con Maria Letizia Pascoli, Simona Ortolani, Francesco Di Nubila, aiuto regia Agnese Corsi, adattamento e regia di Nino Campisi. A seguire Nino Campisi legge “La patente” da Novelle per un anno.
 
Ambientata in Sicilia, nei primi anni del novecento, la novella “L'altro figlio”, pubblicata in “Novelle per un anno”, e da cui Pirandello trasse nel 1923 l’omonimo atto unico, ha come tema fondamentale quello della maternità, inserita in un contesto storico quale quello dell’emigrazione siciliana e dell’unità d’Italia. Maragrazia, una povera donna ridotta a mendicare, non riceve più notizie dai due figli emigrati in America, che continua a rimpiangere, mentre si ostina a non voler vedere l’altro figlio, Rocco Trupìa, che vorrebbe accudirla, ma che la donna ripudia con ostinazione, tanto da essere considerata matta. Il fatto è che questo figlio, altro non è che il frutto di una violenza subita, di uno stupro perpetrato da un brigante “garibaldino”. Maragrazia ripudia il figlio perché “è il sangue che si ribella” al solo ricordo della violenza subita da quel brigante che uccise il marito e la mise incinta. E qui entra un altro tema, adombrato da Pirandello, quello della diffidenza e del malcontento popolare nei confronti di Garibaldi. Lo sbarco dei mille in Sicilia, seppure ha trovato gloria e giustificazione nei libri di storia, è stato infatti vissuto in maniera drammatica dal popolo siciliano. “Questo Canebardo - racconta Maragrazia - diede ordine, quando venne, che fossero aperte tutte le carceri di tutti i paesi. Ora, si figuri vossignoria che ira di Dio si scatenò allora per le nostre campagne! I peggiori ladri, i peggiori assassini, bestie selvagge, sanguinarie, arrabbiate da tanti anni di catena.” Del passaggio di Garibaldi in Sicilia, a Maragrazia è rimasto non solo il ricordo ma anche un figlio, nato dalla violenza di un brigante della banda di Cola Camizzi. E questo figlio, uguale nella voce e nelle fattezze al padre, anche se d’animo buono, paga la colpa di essere il frutto di quella violenza che è connaturata a tutte le guerre e rivoluzioni.
 
Attrice di cinema e teatro, pianista e clavicembalista, Maria Letizia Pascoli ha insegnato nei Conservatori di Bologna, Pescara, Firenze, Parma ed è stata per ventisette anni titolare della cattedra di Clavicembalo al Conservatorio Statale “G. Rossini” di Pesaro. Concertista, cofondatrice dell’Associazione Clavicembalistica Bolognese, ha scritto su argomenti musicali in importanti riviste (Il Mulino, Hortus Musicus, 415 e altre).
Interprete d’eccezione, fin da giovanissima ha svolto attività cinematografica, teatrale e di doppiaggio col nome d’arte di Mariù Pascoli. La sua carriera cinematografica inizia nel 1941 con Mario Soldati che la sceglie come protagonista di “Piccolo mondo antico” di Fogazzaro, dove interpreta Ombretta la figlia di Luisa (AlidaValli). Nello stesso anno è protagonista con Jole Voleri e Anna Magnani nel film “La fuggitiva” di Piero Ballarini. Ha lavorato anche con Sandro Bolchi, e nel teatro e nel doppiaggio con Enzo Biagi, Memo Benassi ed Emma Gramatica.
 
Dal 2009, dopo una lunga carriera come concertista di fama e insegnante di clavicembalo al Conservatorio G. Rossini di Pesaro, è tornata al teatro, e collabora con il Teatro del Navile di Bologna, partecipando a numerosi spettacoli di prosa e poesia.