cover of Il processo ai Chicago 7

Il processo ai Chicago 7
di Aaron Sorkin, USA/2020, 129’
con Frank Langella, Sacha Baron Cohen, Joseph Gordon-Levitt
Golden Globe 2021 per la migliore sceneggiatura


1968. Durante la Convention dei Democratici a Chicago, alcuni militanti protestano contro la guerra in Vietnam. La situazione ben presto degenera: i dimostranti, armati di pietre, sono investiti dai gas lacrimogeni della polizia e il centro di Chicago viene messo a ferro e fuoco. Le successive indagini fanno cadere le responsabilità su otto manifestanti, tra cui Abbie Hoffman, celebre esponente della controcultura americana.
 

“Scritto e diretto da Aaron Sorkin, alla seconda regia dopo Molly’s Game e per l’ennesima volta, dopo West Wing, Newsroom, The Social Network e altro ancora, sul tetto del mondo per sapienza narrativa, capacità poetica, vis affabulatoria, felicità dialogica, presa sul reale, e sulla politica, e chi più ne ha più gliene conceda. Avrebbe dovuto dirigerlo Steven Spielberg, e distribuirlo Paramount che poi però l’ha girato a Netflix durante il lockdown per arrivare in tempo sotto le elezioni presidenziali, ma Sorkin non ruba nulla, anzi: direzione d’attori, e che attori, superba, dialoghi come rasoi, sfumature di senso compiuto, un court drama che libera impegno civile, ma prima esalta il cinema come Gestalt.”      

Federico Pontiggia, “Cinematografo.it”

“Il processo ai Chicago 7 è chiaramente un film sull’America di oggi: per il rimando alla libertà di manifestazione e di dissenso, per il collegamento fra le proteste del movimento Black Lives Matter contro la violenza della polizia e i disordini di Chicago nell’agosto 1968 (quando le manifestazioni di protesta contro la guerra in Vietnam durante la convention democratica furono duramente attaccate dalla polizia), ma soprattutto per la messinscena esplicita - fin dalla scena del cambio di ritratto del presidente Johnson con quello di Richard Nixon, gennaio 1969 - alla guerra civile in corso negli Stati Uniti da decenni, con la polarizzazione netta e superficiale fra democratici e repubblicani, fra il paese degli Stati blu e quello degli Stati rossi, fra i liberal e i tradizionalisti, fra la sinistra considerata radicale e un’insieme vasto e indefinito di forze moderate che fa fede ai sentimenti originari della nazione. (…) ‘The World is watching’ si sente urlare più volte nel film da parte della folla: Sorkin usa il processo per rappresentare una guerra soprattutto dialettica – di parole, di opposte retoriche, di nomi e cognomi – con la quale esporre letteralmente le tesi di due Americhe contrapposte. Da qui la volontà di vedere nella Storia soprattutto un patrimonio di volti, di biografie, di destini da raccontare e di considerare la scrittura come la vera forza trainante del film, la spinta che dà ritmo al montaggio: dal gioco di battute concatenate della sequenza iniziale, ai flashback delle violenze di Chicago durante gli interrogatori, all’idea generale di una democrazia che nella pratica del processo agisce sempre come spettacolo (…). Eppure la sfrontatezza di Il processo ai Chicago 7 serve a costruire nel corso delle due ore di film – che volano, sia chiaro – il terreno finalmente comune fra le due Americhe, la sola forma di narrazione riconosciuta da entrambi le parti: la retorica dei morti e dei sacrificati nel nome della nazione. E pazienza se i morti del Vietnam di allora – implicitamente collegati ai morti di oggi – siano per alcuni vittime e per altri martiri del sistema: per i morti ci si alza sempre in piedi”.  

Roberto Manassero, "Cineforum.it"

mer 14 luglio | ore 21:45
@Arena Puccini

Il processo ai Chicago 7

di Aaron Sorkin, USA/2020, 129’ | Arena Puccini