Cultura Bologna
26 giugno 2021, 21:45 @Arena Puccini, Via Sebastiano Serlio 25/2 Bologna

Il concorso

di Philippa Lowthorpe, Regno Unito/2020, 106’ | Arena Puccini

Il concorso
di Philippa Lowthorpe, Regno Unito/2020, 106’
con Keira Knightley, Gugu Mbatha-Raw, Jessie Buckley


Londra 1970. Ventesima edizione del concorso di Miss Universo. Il Women's Liberation Movement decide di boicottare la finale per opporsi alla mercificazione del corpo femminile e al sistema patriarcale che soggiace alla manifestazione.
 

“Regista di serie tv (inclusi due episodi di The Crown), Philippa Lowthorpe vi narra, affabulandolo, un episodio autentico: non notissimo, forse, e tuttavia importante nella storia del Movimento per i diritti delle donne. Nel 1970 la finale del concorso di Miss Universo si tenne a Londra. Al tempo era il programma televisivo più seguito del mondo, con cento milioni di spettatori. Le parti principali del film (che nello stile del racconto evoca un po' Pride un po' Suffragette) toccano a Sally Alexander (Keira Knightley), studentessa di Storia sposata e madre di una bambina, e alla rivoluzionaria Jo Robinson (Jessie Buckley, vista nella serie Fargo). Sally è una giovane disciplinata, ma la disturbano le rappresentazioni della donna circolanti nella società patriarcale degli anni ‘60. La sua piccola segue alla tv i concorsi di bellezza, imitando le miss con la complicità della nonna. E quando quest'ultima le ricorda che anche a lei e alle sorelle, da piccole, quei concorsi piacevano molto, ribatte: "Da piccole ci piaceva anche mangiarci il moccio!". Convertita alla militanza femminista dopo l'incontro con Jo, Sally parteciperà alle proteste che interromperanno la "diretta" della premiazione, riuscendo a salire sul palco della Royal Albert Hall e fronteggiando l'ospite d'onore: Bob Hope, comico americano celebre per le battute sessiste e per lo sventolato nazionalismo (sponsorizzava la guerra in Vietnam). L'episodio potrebbe apparire frivolo; e invece assunse un grosso significato. Non soltanto perché additava il machismo di un evento ecumenico, e a torto considerato inoffensivo; ma anche per le conseguenze simboliche che ebbe nella lotta anti-apartheid. Mentre la favorita della vigilia era la biondissima Miss Svezia, infatti, la superò Miss Grenada, una ragazza di colore. Il che equivaleva a sovvertire i criteri estetici dominanti, imposti fino ad allora dalla cultura “bianca” e colonialista. Tutto questo c'è - in sottotraccia - nella commedia drammatica Il concorso (però del titolo originale, Misbehaviour, si doveva preservare il senso di "rompere le regole"), che può vantare un ritmo veloce e piacevole.”

Roberto Nepoti, “La Repubblica”

“Diciamo la verità, il periodo a cavallo tra gli anni ‘60 e ‘70 per ideali, lotte giovanili e cambiamenti sociali è stato così vivace da dover essere solo raccontato per trasmetterne l’energia. Ma in questo film c’è qualcosa che, oltre a quell’energia, sorprende: la leggerezza con cui la regista è in grado di mettere a fuoco la camera su particolari emozioni umane e poi allargare di colpo, ma senza strappi, sulle vicende e il sentire di un’epoca raccontata in modo coinvolgente con un buon casting e con costumi ed atmosfere ben rappresentate. (…) Il risultato è una miscela molto omogenea che, con garbo e con una forza piuttosto originale, avvicina lo spettatore alla narrazione, lo coinvolge e gli infonde una dose di entusiasmi giovanili, di desiderio di giustizia sociale e di libertà.”

Sylvia Bartyan, “Ciak magazine"