cover of Giacomo Verde. Liberare arte da artisti
Giacomo Verde, Che liberi siam già, 13”, 2009.

Esattamente a distanza di un anno dalla triste scomparsa di Giacomo Verde, Mock Jungle ospita lo screening dedicato all’artivista toscano d’adozione, per mantenere viva la sua memoria e per continuare a diffondere i contenuti del suo prolifico e fondamentale lavoro artistico.

L’arte di Verde, fin dagli esordi, si discosta da una volontà di affermazione, quanto piuttosto è mossa da pulsioni di necessità. “Un’arte civile”, scriveva Antonio Caronia nel 2011, in quanto Verde è da sempre impegnato, nel senso più solenne e profondo del termine; un artivista che, come sosteneva lui stesso, intende “liberare arte da artisti”.

Per molti versi in anticipo sul presente, pubblica tutto il suo materiale in open source, lontano da gabbie sistemiche ed esprime un linguaggio sovversivo anche nei confronti di classiche tassonomie. Nel corso della sua carriera mette da parte concetti come l’autorialità e paradigmi convenzionali a cui siamo abituati, coniugando la ricerca estetica e la sperimentazione tecnologica con un instancabile e profondo impegno politico e sociale. Formula così un linguaggio capace di intaccare l’idea stessa di opera d’arte per trasformarla piuttosto in “oper’azioni processuali che si traducono nella creazione di contesti partecipativi e relazionali” (Silvana Vassallo, 2018).

Lo screening Liberare arte da artisti intende concentrarsi sulle riflessioni più spiccatamente politiche e sociali di Verde, con una selezione di video che si sofferma sulla consistenza di temi inossidabili.
Dalla fascinazione per il pioniere della videoarte Nam June Paik e la demistificazione del mezzo televisivo, all’uso del documentario per illustrare esperienze vicine al teatro, il disagio mentale e fatti storici rilevanti, tra cui il G8 di Genova – di cui quest’anno ricorrono i vent’anni –, fino alla sperimentazione con la videocamera del cellulare per mostrare come la bellezza possa assumere valori dai molteplici significati.

I video danno forma a un corpus di 4 ore che si ripete in loop a partire dalla mezzanotte del giorno 7 maggio. Alle 4.00, alle 8.00, alle 12.00 e così via, i video cominceranno nuovamente dal primo, in modo da consentire al pubblico di individuare pressappoco l’orario del video che si intende vedere.
Andranno in onda 14 video, ordinati cronologicamente: Fine fine millennio, 10’, 1984/87/88; WDR Marì, 3’37”, 1984/88; Ravenna Dakar, 14’08”, 1990; Solo limoni, 44’35”, 2001; S’era tutti sovversivi, 56’39”, 2002; Sintomi - è più forte di me, 32’45”, 2006; Propaganda Eutopica, 2007 (trilogia composta da: So, 11’43”, 5116Maya, 12’26” e Ora, 11’30”); Rap di fine secolo e millennio, 18’06”, 2008 (estratto dalla serie Meglio morire che perdere la vita); Non ti voltare, 2’21”, 2009 (estratto della serie Free cell. Video art); Che liberi siam già, 13”, 2009; Sulle scale del museo, 2’08”, 2011; Difendere un confine, 2’16”, 2015.

Si ringrazia l'archivio Giacomo Verde per gentile concessione di Tommaso Verde, Associazione DadaBoom, Viareggio.

Installazione/screening del progetto Mock Jungle, a cura di Davide Da Pieve

- in collaborazione con Metoché, Archivio Giacomo Verde, Associazione DadaBoom


I video sono liberamente fruibili dall’esterno.

da ven 7 mag — a dom 30 mag
@Palazzo Re Enzo (Cappella di Santa Maria dei Carcerati)

Giacomo Verde. Liberare arte da artisti

installazione/screening del progetto Mock Jungle | programma istituzionale ART CITY Bologna 2021