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Concrete poetry (11.21 v.) si interroga sull'esistenza e la definizione di una realtà unica e condivisa: quando vediamo un bicchiere, dove finisce il bicchiere e dove inizia la nostra proiezione su di esso? Quanto influisce la luce su ciò che vedo del bicchiere, quanto influisce il modo in cui mi sono svegliato stamattina, e il fatto che abbia visto con i miei occhi la lavorazione del vetro, quanto influisce tutto ciò sulla visione? È possibile per due persone vedere lo stesso bicchiere nello stesso modo? Forse è più facile vedere, leggere, pensare l'idea di bicchiere, e condividere quella esperienza.
Concrete poetry è una successione di termini. La prima versione di questo lavoro era composta da una serie di opere testuali, in cui scrivevo un termine, a cui facevo succedere un altro termine facendo in modo che non avesse relazioni di alcun tipo con il precedente, né quindi con il seguente. Il linguaggio scritto ha la capacità di proiettare nell'iperuranio la cosa nominata, dove se scrivo mattone, ognuno in testa si rappresenta la propria idea di mattone, ciascuna rispettivamente diversa, in qualche modo minima, applicabile ai miliardi di mattoni diversissimi che si trovano nel mondo. La fotografia di un mattone invece, oltre all'interpretazione del mattone da parte di chi fotografa (per quanto limitata dalla peculiarità tecnica dell'apparecchio fotografico), è descrittiva e identifica quel preciso mattone, in quel preciso istante. 
Avevo deciso, dicevo, di scrivere delle successioni di singole parole, in cui ogni parola non avesse alcun legame con la precedente. Un processo mentalmente molto faticoso, ma anche molto gratificante: mi sono reso conto, che per quanto inizialmente fossi certo di arrivare a qualcosa di freddo, chirurgico, impersonale, il risultato invece aveva un umore, tradiva un'emozione, una condizione psicologica. Era personale, e poetico. 
Il super8 mi interessa per il distacco che crea con gli oggetti, con il mondo: come se grazie alla chimica della ripresa su pellicola, la realtà ne uscisse distillata e dopo lo sviluppo venisse fuori l'idea platonica di ciò che è stato ripreso; ogni clip è decontestualizzata da ciò che c'è intorno, prima e dopo: appartiene a una fase più cerebrale della visione dell'immagine, e forse per questo più condivisibile. Paradossalmente per condividere la concretezza delle cose le devo astrarre.
(Fabio Giorgi Alberti)

Fabio Giorgi Alberti vive a Bevagna, in Umbria. Usa il film e il video, la scultura, le parole, la pittura, il disegno, per indagare il linguaggio e il rapporto dell’individuo con la realtà. Le opere sono connotate da un'ambigua semplicità: più si va a fondo, e più tutto diventa ambiguo e poco chiaro. Condivide lo studio con Adelaide Cioni, lo hanno chiamato Franca, ospitano progetti, mostre, laboratori. Ha esposto in spazi no profit e istituzionali, sia in Italia che all’estero.


installazione / proiezione loop 16mm a cura e promosso da HOME MOVIES


Orari di apertura ART CITY Bologna 2022:

  • 13,15 maggio h 15-19 
  • 14 maggio h 15-23
evento inserito il 3 gen 2022 — ultimo aggiornamento il 3 mag 2022
In copertina: Concrete poetry (11.21 f v) film 16 mm Fabio Giorgi Alberti fotogramma courtesy l'artista
dal 13 al 15 maggio 2022
@ Ex Convento San Mattia - Sala Refettorio

Fabio Giorgi Alberti | Concrete poetry

installazione / proiezione loop 16mm