copertina di E noi come stronzi rimanemmo a guardare

Arturo è un manager rampante che, senza sospettarlo, introduce l'algoritmo che lo renderà superfluo nella sua azienda. Perde così in un solo colpo fidanzata, posto di lavoro e amici. Per non rimanere anche senza un tetto si adatterà a lavorare come rider per FUUBER, una grande multinazionale, colosso della tecnologia. L'unica consolazione alla sua solitudine è Stella, un ologramma nato da una app sviluppata dalla stessa FUUBER.

“Il nuovo nonché terzo lungometraggio di finzione di Pierfrancesco Diliberto (PIF) ruota su una “cosa” che da qualche tempo sta letteralmente modificando le nostre vite: l’algoritmo. “Io vorrei, ma l’ha deciso l’algoritmo” si sente (o si sentirà presto...) pronunciare su ogni angolo dello scibile e in ogni latitudine del pianeta: dalla cucina ai viaggi, dall’abbigliamento agli elettrodomestici, dalla scelta della scuola per i figli fino – ebbene sì – al partner ideale: non saremo più liberi di decidere delle “nostre cose” perché quella “cosa” sceglie per noi, e lo fa meglio di noi, catapultandoci da schiavi in un baratro di inettitudine, depressione, degrado cognitivo e soprattutto affettivo. Già perché E noi come stronzi rimanemmo a guardare è essenzialmente una favola sociale sull’amore, come del resto lo sono anche gli altri lavori di PIF, reporter-poeta agrodolce che ci fornisce le amare pillole (mafia, guerra, algoritmi…) con quel suo sorriso beffardo e quel tono di voce inconfondibile che giammai si comprende se “ci è o ci fa”.
[…] Perfetti gli snodi drammaturgici, bravi gli attori […], equilibrato il passaggio di tono da commedia vera a dramma poetico e rassegnato, colpito in pieno il tema della tragedia sociale (la disoccupazione e lo sfruttamento selvaggio dei colossi stile Uber, Amazon… una versione alla PIF del magnifico Sorry We Missed You di Ken Loach) ma anche della subdola “App-ologia” dalla cui schiavitù resta – forse – ancora possibile liberarsi credendo in sé stessi, e nel vero amore.”

Anna Maria Pasetti, “Il Fatto Quotidiano”

“Pierfrancesco Diliberto (Pif) con E noi come stronzi rimanemmo a guardare, liberamente ispirato al concept Candido e la tecnologia del collettivo I Diavoli, tenta la strada della comedy fantasy, astratta e stralunata. Lo fa attraverso un film che guarda alcune deviazioni della commedia all’italiana come La vita agra di Lizzani dove c’erano solo il disagio e la sofferenza dell’Italia post-miracolo economico. Al tempo stesso elabora una critica semplice ma diretta allo schiavismo della tecnologia. Dietro alle corse di Arturo in bici coi tempi di consegna e le penalità per gli errori, c’è probabilmente il bersaglio di Amazon e le condizioni degli impiegati. Diliberto però gioca anche su più campi. Mostra il disagio e la paura del futuro, la mania di essere controllati, l’incapacità di muoversi (lo zaino per le consegne di Arturo che si blocca è una metafora fin troppo evidente). Però gira anche un film fatto di sogni. Il personaggio interpretato efficacemente da Fabio De Luigi richiama il viaggio di Ben Stiller nel suo film più bello come regista, I sogni segreti di Walter Mitty. Inoltre trova dei momenti di comicità amara come nella scena in cui cerca lavoro con delle app ma non c’è più nulla per gli over 40 e cita esplicitamente le corse a vuoto di Ratataplan con Nichetti che compare in un cameo.”

Simone Emiliani, “Sentieri Selvaggi”

contenuto inserito il 29 lug 2022
8 settembre 2022, 21:30
@ Arena Puccini

E noi come stronzi rimanemmo a guardare

(Italia/2021) di Pif (108')