copertina di Collagene | VI serata
8 maggio 2026, 19:00
  • @ DAS - Dispositivo di Arti Sperimentali

Collagene | VI serata

Tetracab / Feda / Susan Ljuljanovic | COLLAGENE Seconda parte

Un appuntamento all’insegna delle opere scultoree, tra metafore, musica e scritture.
Tetracab con Pas de deux propone un concerto improvvisato tra musica elettronica e scrittura scultorea: un ensemble di musicisti del conservatorio suona in relazione a una scultura-partitura, letta da angolazioni diverse. Un dispositivo che rende evidente il suono come corpo mobile e l’atto del suonare come intervento nello spazio. Come se tutto fosse uno è “un’opera divenire”, realizzata da Feda e pensata come struttura aperta e modulare in dialogo con gli spazi del DAS: una scultura in ceramica smaltata costruita per frammentazione e ricomposizione. Un processo inteso come metafora di trasformazione, dove la terra, intesa come corpo e memoria, si assembla in un gesto quasi rituale, tra separazione e rigenerazione. Con  Čuti (“Ehi! Ascolta!”), progetto sviluppato da Susan Ljuljanovic durante una residenza di quattro mesi presso Parsec a Bologna, la riflessione si sposta sui temi della memoria e della perdita. A partire da un’esperienza personale – la morte del padre e la distruzione delle fotografie di famiglia in un incendio – l’artista utilizza l’intelligenza artificiale per ricostruire immagini da ricordi e frammenti. L’installazione comprende due video, tre fotografie digitali, venticinque piastrelle in ceramica, una scultura in creta e una vestaglia-scultura in tessuto realizzata a mano, oltre a un archivio sonoro basato sulla pronuncia del nome dell’artista. Un’opera che si configura come un dispositivo di memoria e relazione, capace di farsi spazio di condivisione di un’esperienza.

 

VI serata - 8 maggio 2026

  • Pas de deux | Tetracab
    Un dispositivo performativo in cui concerto e scultura coincidono. Un gruppo di musicisti del conservatorio, tra strumenti ed elettronica, suona relazionandosi con una scultura concepita come spartito tridimensionale: ciascunə ne vede un frammento diverso e lo interpreta come indicazione di lettura e di azione. La presenza di un corpo solido non è scenografia, ma innesco: apre possibilità di moto, relazione, risposta. Il suono viene trattato come corpo fisico e mobile, capace di definire lo spazio e di parteciparvi, modificandone percezione e tensioni. In questa prospettiva, creare suoni in un ambiente diventa un gesto scultoreo: un modo di incidere il vuoto, modellare traiettorie, costruire una forma collettiva e in divenire.
  • Come se tutto fosse uno | Feda
    Il progetto si configura come un’opera in divenire, concepita come struttura aperta e modulare in dialogo con gli spazi del DAS. Realizzata in ceramica smaltata, la scultura nasce da un processo di svuotamento, frammentazione e ricomposizione dell’argilla: un metodo di lavoro assunto come metafora di trasformazione. La terra è intesa insieme come materia e come memoria, corpo che conserva tracce e che, una volta spezzato, può essere riassemblato in nuove forme. L’assemblaggio dei singoli elementi assume un carattere rituale, mettendo in tensione il confine tra separazione e rigenerazione, tra perdita e ricostruzione. L’opera resta volutamente incompiuta e porosa, aperta a futuri innesti, variazioni e sviluppi, come un organismo che continua a crescere.
  • Čuti | Susana Ljuljanovic
    Čuti (dal serbo: “Ehi! Ascolta!”) è un progetto sviluppato durante una residenza di quattro mesi presso Parsec, a Bologna, nato da una riflessione su perdita, memoria e oggetti legati agli affetti. Dopo la morte di suo padre e la perdita delle fotografie familiari in un incendio, l'artista ha utilizzato l’intelligenza artificiale per ricostruire immagini e generare nuovi video e fotografie a partire da ricordi e frammenti.

Le serate iniziano alle ore 19.00. Gli orari delle singole performance verranno comunicati a ridosso dell’appuntamento. 

Ingresso gratuito con tessera ARCI (possibilità di farla in loco)

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